Qualche giorno fa, a Radio Crc, nel corso di "Si Gonfia la Rete" di Raffaele Auriemma, è intervenuto Emiliano Mondonico, ex allenatore del Napoli, che ha affermato:
“La partenza sciocca della Juventus ha fatto sì che il campionato diventasse più regolare ed infatti ci sono 5 squadre che lottano per il risultato finale”. Magari è soltanto un modo di esporre il proprio pensiero, ma le parole hanno un significato e Mondonico, conoscendo bene l’ambiente, volendo evitare fraintendimenti, poteva usare un’altra espressione (equilibrato, appassionante…). Insomma siamo abituati alle basse insinuazioni, ma ancora una volta, è permesso che qualcuno metta in dubbio le conquiste della Juventus.
Apprendiamo inoltre dalla cronaca sportiva che la Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio del direttore del Tg4 Mario Giordano e del giornalista Giancarlo Padovan, accusandoli di aver diffamato durante una trasmissione televisiva Nicola Rizzoli. Le frasi incriminate furono commenti al derby di Torino: Giordano accusò l'arbitro ripetutamente di
"malafede" per un rigore non assegnato ai granata e di aver
"sbagliato volutamente. Non è un errore - disse - è mala fede, non può non averlo rilevato (il rigore), se è lì e non lo vede per me è malafede". Padovan definì invece Rizzoli
"un arbitrino, da sempre è un arbitrino, un piccolo arbitro, scarso, modesto, in soggezione dei potenti... in sudditanza della Juve”. Complimenti a Rizzoli che ha deciso di querelare le sparate da bar sport, perché il rischio, quando si decide di non lasciar correre, è quello di potersi difendere.
Episodi non isolati, da sempre usati da chi ha la possibilità di sfruttare il canale mediatico per alimentare quelle chiacchiere da bar di bassa lega, che colpiscono la squadra che da sempre è superiore alle altre. Un bersaglio perfetto per trovare alibi alle sconfitte, che attira le simpatie degli antijuventini, dà popolarità mediatica a chi si espone e che difficilmente portano a conseguenze negative. La dirigenza juventina non ha mai mostrato interesse a difendersi da questi
attacchi che non sono indolori, ma generano l’odio sportivo. Non ci stancheremo mai di ripetere che, quando si parla di cultura sportiva e di invertire la tendenza tutta italiana della caccia al nemico, l’esempio deve arrivare necessariamente da chi, in un modo o per l’altro, ha la possibilità di raggiungere al grande pubblico dei tifosi.
Passano gli anni ma il vizietto di attaccare la Juventus rimane, complice una professionalità quasi inesistente degli addetti ai lavori e la spettacolarizzazione della tv spazzatura.
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