Stamattina è apparso sulle colonne della Gazzetta dello Sport un trafiletto dedicato al saluto di Garcia all'ambiente giallorosso, «
Rudi, l'amore giallorosso e un addio da signore» (
Link). Un panegirico alla signorilità di un allenatore che nonostante tutto ha voluto salutare con affetto l'ambiente romanista.
Beh sì, a leggere le parole postate dal tecnico francese sui social si direbbe che così è. Ma... Ci sono alcuni "
ma". La signolrilità del nostro, secondo Carlo Angioni (autore del pezzo in questione), si evince dal fatto che c'è stato «
Amore il primo giorno, amore anche l'ultimo». A voler parlare con la pancia del tifoso (come chi scrive queste righe) si può dire che è anche troppo facile fare il "
Signore" a 2,8 milioni all'anno fino al 2018. Bello sforzo, ne sarebbero capaci in molti.
Un altro "
ma" che alla rosea non considerano: sarà stato un signore nel primo e nell'ultimo giorno da giallorosso, ma nel mezzo ci sono stati tanti altri giorni in cui almeno a noi tifosi bianconeri è sembrato molto poco "
signore", con il punto di minimo toccato nell'ottobre 2014 e per tutto il resto di quella stagione. Non si possono dimenticare frasi come «
le aree qui sono di diciassette metri», la famosa e sportivamente irriguardosa sviolinata di quel 5 ottobre, e neanche celebri proclami di vittoria tricolore (che poi gli si sono ritorti contro) che erano innanzitutto
poco rispettosi del valore e dei meriti degli avversari. Abbiamo assistito a tutta una serie di atteggiamenti che non possiamo e non vogliamo dimenticare.
Se vogliamo dirla tutta, il Sergente Garcia
poteva cercare di diffondere quella signorilità iniziale che molti gli riconoscevano (che però era facile dopo dieci vittorie iniziali) e far crescere l'ambiente intorno a lui.
Invece l'osmosi è stata inversa ed è stato l'ambiente capitolino a permearlo di un certo "curvasudismo" che esprimeva anche quando un più alto senso di cultura sportiva esigeva uno scatto morale diverso. Forse ci ha provato a fare il "
Signore", ma s'è trasformato presto in un signore opportunista in vena di lisciare il pelo ai tifosi della sua squadra.
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