La querelle scatenata dalle offese di Sarri a Mancini ci offre uno spaccato di come l'Italia, pallonara e non, abbia perso un minimo comune denominatore sociale e morale nel giudicare qualsiasi cosa accada. L'aspetto triste è che
su tutto prevale una valutazione di natura prettamente politica. Verso la giustizia sportiva è partita una unanime attività di condizionamento da parte di tutti i giornali sportivi e non affinché giudichi e sanzioni blandamente il tecnico napoletano.
Su questo aspetto dalle colonne di Libero ha centrato il tema Luca Telese:
la decisione del giudice sportivo "rischia" di avere un certo impatto nella corsa scudetto. A differenza del giornalista non crediamo che Mancini abbia premeditato di sollevare il polverone sapendo dei possibili quattro mesi di squalifica a Sarri e per averne un vantaggio da qui a fine campionato. Ci è evidente però che un Napoli orfano di Sarri durante le partite potrebbe creare qualche problema e imbarazzo tecnico/tattico per i partenopei.
Ci è altrettanto evidente che
la cara e vecchia opera di condizionamento e orientamento mediatico che hanno intrapreso i giornali sta assumendo connotati che oseremmo definire “lotitiani”. Un equivoco senso del dover salvaguardare la
spettacolarità e la vividezza del campionato cercando di far sedimentare nell'opinione pubblica sportiva e accettare dal giudice sportivo l'ipotesi di una squalifica minuscola e limitata solo alla Coppa Italia per il tecnico napoletano.
La questione anche socialmente viene dibattuta da tutti facendosi traviare dai proprio colore politico d'appartenenza, dalle proprie convinzioni sociali, e ovviamente secondo quanto più conviene alla propria squadra del cuore. In alcuni casi si assiste a capriole con doppi avvitamenti da parte di alcuni che per tifo calcistico sono pronti al distinguo e all'eccezione. Ci sono però un paio di dati di fatto non dubitabili. Sarri ha offeso Mancini e lo ha ammesso nel dopogara;
nelle regole federali esiste l'articolo 11 delle NOIF.
Quindi se si vuole essere persone serie al di là del ragionamento di comodo, è innegabile che costituisce «
illecito disciplinare, ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di sesso... I dirigenti, i tesserati di società ... che commettono una violazione del comma 1 sono puniti con l’inibizione o la squalifica non inferiore a quattro mesi».
A meno che non si voglia incorrere nel solito vizio italiano di applicare le norme ai nemici e interpretarle per chi rappresenta un amico degli interessi del momento. In questo caso però sia chiaro che alla prossima conferenza stampa Sarri o chiunque altro potrà a ragione sbeffeggiare la natura gattopardesca della decisione dei giudici federali.
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