Niente censura e nessuna indignazione per l’offesa di De Rossi all’indirizzo di Mario Mandzukic, anzi, l’assoluzione arriva anticipata grazie anche al solito escamotage offerto dalla giustizia sportiva:
vuoto normativo. Il difensore giallorosso non ha bestemmiato, unico motivo in cui sarebbe stata ammessa la prova tv. Solo nel caso in cui Banti avesse sentito l’insulto ritenendolo razzista, De Rossi avrebbe potuto rischiare anche dieci giornate di stop. L’offesa non è da considerare razzista, e qui intervengono tutti i moralisti del caso, perché Manduzikic non è uno zingaro, proprio nello stesso modo in cui hanno assolto Sarri: non è discriminazione perché Mancini non è gay. E’ intervenuto anche Tavecchio (proprio lui), promettendo di riscrivere l’art 35 per favorire l’interpretazione della norma, ma solo a giugno. La Federazione ha comunque aperto un fascicolo e, forse Palazzi potrebbe addirittura aprire un’inchiesta in cui cercherebbe di ricostruire l’accaduto. Ma, da quanto leggiamo su La Stampa, «il labiale non faciliterebbe la ricostruzione certa su quanto avvenuto a Torino». Cose da non credere.
E non tralasciamo la patetica
scusa usata da Spalletti per giustificare le parole di De Rossi: «Mandzukic ci ha preso per il culo per dieci minuti, vorrà dire che insegneremo a Daniele a mettersi le mani davanti alla bocca». Una lezione etica e morale di alta scuola: insulta l’avversario, ma mettiti la mano davanti la bocca!!!
Una realtà che anche i salotti televisivi hanno voluto
assolvere immediatamente. A Sky il giallorosso Caressa così ha commentato a caldo: «C’è un episodio, così, da riportare. Noi abbiamo scelto di non dedicargli mezz’ora perché preferiamo parlare di pallone dopo tutta la settimana che c’è stata… Da un punto di vista regolamentare questa non è una prova tv perché prova tv è solo per le bestemmie … non può essere nemmeno insulto razzista perché è quello che è successo tra Sarri e Mancini, non essendo Mandzukic dell’etnia …almeno così dovrebbe essere… La facciamo vedere perché è cronaca… però vogliamo parlare di pallone». A seguire Massimo Mauro: «l’approfondimento è una cosa, l’accanimento un altro e qua si fa accanimento»; e Boban: «Lui l’ha detto andando via. Secondo me non lo ha detto in faccia e quindi si è girato. L’ha detta tra sé e sé».
Un movimento allo sbando da anni, che non perdona un «merda» urlato dai bambini che allo Stadium emulavano i grandi, e assolve un professionista che in campo insulta pesantemente un avversario. Di questo passo sugli spalti sarà permesso qualunque insulto, fino a quando da alcuni piccoli fans non sarà scandito, per imitazione dell'allenatore della propria squadra, un «Putta... maihala"».
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