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Attualità di P. CICCONOFRI del 16/02/2016 11:46:15
Palazzi, ci sei?

 

Turbativa d'asta, turbata libertà degli incanti e ostacolo alle attività degli organi di vigilanza, sono queste per i pm di Milano le ipotesi di reato sui diritti tv che coinvolge tutto il mondo del pallone, Infront e Mediaset. Sull’esito finale della vendita dei diritti televisivi indaga anche l’antitrust.
L’inchiesta è stata portata agli onori della cronaca a fine gennaio, con la diffusione dei contenuti di alcune intercettazioni, come quella del n.2 di Infront, Ciocchetti, in cui aveva detto con tono spaventato: ”Ci mettono in galera", per poi finire del dimenticatoio mediatico.

La cosa assurda, ma che ricalca un metodo oramai assodato da parte della giustizia sportiva, che ama distinguersi nell’uso di due pesi e due misure, è l’assoluto silenzio del procuratore Palazzi. Non è tempestivo come lo è stato per calciopoli: non è andato ad informarsi dai pm di Milano, non ha effettuato nessun interrogatorio dei coinvolti (Galliani, Preziosi, Lotito, Paparesta, Sagramola, Bogarelli, Beretta, Zappia, Giulini etc…) dando l’idea di non essere interessato al caso.
Eppure, l'illecito (o doping) amministrativo è un reato per la giustizia sportiva che porta a conseguenze dirette per le società e i tesserati coinvolti (penalizzazioni in classifica, inibizioni).
Se le ipotesi di reato trovassero conferma, saremo davanti a campionati falsati da iscrizioni tarocche, finanziamenti illeciti e soprattutto metterebbero in mostra il gigantesco conflitto di interessi che solo la giustizia sportiva ha potuto fingere, ad oggi, di non vedere.
Due società, la Juventus e la Roma, avevano sollevato il problema schierandosi apertamente contro Infront, tutte le altre hanno fatto fronte comune approfittando della disponibilità dell’advisor nel risolvere le criticità del momento, come quei vincoli per l'iscrizione.

Una realtà evidente dove in ballo ci sono interessi concreti, soldi, partecipazioni, influenza. Insomma, non stiamo parlando di tentativo di reato, ammonizioni mirate mai esistite, cene conviviali sponsorizzate dalla stessa federazione… ma di qualcosa di concreto che potrebbe sconvolgere il mondo del calcio. L’evidente alleanza tra compagini di primo piano del mondo pallonaro con Infront, ad oggi è servita come paracadute a molti volti noti dello sport (Lotito, Preziosi, Galliani, Paparesta….).

Negli ultimi giorni i quotidiani hanno smesso di parlare dell’inchiesta. Nessuna testata, a parte Repubblica, è stata incuriosita dai dettagli dello scandalo.
Che senso ha, per il nostro sport nazionale, continuare in questa direzione dove sono sempre più evidenti i veri interessi ed il reale potere che non portano a nessun miglioramento? Non sarebbe il caso, almeno per una volta, di affrontare in modo chiaro e diretto il problema cercando di salvare quello che è rimasto della nostra tradizione calcistica?
Ci chiediamo quante ne devono combinare ancora Lotito, Preziosi, Galliani e compagnia per essere allontanati dal mondo dello sport. Grazie ai vari intrallazzi, che giorno dopo giorno emergono inesorabilmente, l'intero movimento ha perso credibilità, appeal, e possibilità di crescita. Oltre a salvare qualche interesse particolare, a cosa ha portato questa politica dell'inciucio?

Eppure c’è ancora qualcuno che parla a vanvera di “Palazzo” (vero De Laurentiis?), riferendosi furbescamente alla Juventus, come se tutti noi fossimo ciechi, sordi e anche stupidi per non vedere e non capire chi beneficia dell’influenza reale del “Palazzo” e della “cupola” degli intrallazzi di bottega.

Attendiamo con ansia l’esito dell’inchiesta dei pm di Milano e dell’Antitrust (che sta subendo un ulteriore rallentamento in quanto un membro del collegio ha chiesto di lasciare l’incarico), sollecitando la giustizia sportiva ad intervenire per fare chiarezza.

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