C'è un motto juventino, coniato da Boniperti, che per la nostra identità è tanto importante da essere stato inciso una stagione anche sulla Maglie: "
vincere non è importante, è l'unica cosa che conta".
Ma è davvero così? Ad uno juventino importa esclusivamente il risultato? Per novanta minuti, sì: chi indossa la nostra maglia, fino al triplice fischio, non deve avere in testa niente altro che l'obiettivo di superare l'avversario, senza lasciarsi corrompere dalla tentazione di rifugiarsi negli alibi della sfortuna, dell'arbitro, del sistema.
L'essenza della mentalità bianconera si potrebbe anche descrivere in quattro parole:
conta solo il campo. Ma fuori dal campo? Le cose cambiano: abbiamo confermato anche in questi giorni di
non essere disposti a scendere a compromessi per ottenere un risultato favorevole. Altre realtà hanno dimostrato che
la politica del "pianto" è altamente remunerativa. L'esempio più eclatante è quello di una squadra che puntava al terzo posto negli anni buoni (mentre in generale sprofondava anche più in basso), ma che a forza di recriminare (e non solo...) riuscì addirittura a farsi assegnare un nostro scudetto, ad eliminarci dalla competizione per le stagioni successive, distruggendo la nostra rosa e prendendosi addirittura alcuni nostri giocatori, e con questi
benefit a vincere per quattro anni di fila. Il tutto in nome del
sentimento popolare.
L'idea di esaltarsi per uno scudetto assegnato alcuni mesi dopo la fine di un campionato che aveva visto qualcun altro precederlo di 15 punti e batterlo sia all'andata che al ritorno non è concepibile per uno juventino. Così come per noi
non è concepibile incolpare la sfortuna o, peggio, l'arbitro per un risultato "storto".La recente "ribellione" del popolo bianconero alla prima pagina di un giornale che si definisce vicino ai nostri colori e che imputava a Guardiola la colpa di alcune sviste arbitrali durante Juve-Bayern è la fiera dimostrazione dei nostri valori.
Per noi conta solo vincere, ma in campo. Dopo il triplice fischio, la partita è finita. Forse non è la strada più facile per ottenere successi, ma è l'unica che conosciamo: quella della dignità.
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