Parliamo del concetto di “rappresentatività”. Devoto e Oli, ne “Il dizionario della lingua Italiana” riportano: “Attitudine a simboleggiare o rappresentare un’età, un’istituzione, un gruppo ecc; potere, facoltà di rappresentanza”. Che cosa può indicarci la rappresentatività per un quotidiano cartaceo? La tiratura. E allora sono andato a vedere le tirature medie di settembre 2015 (dati FIEG). Forse ci saranno dati anche più aggiornati, ma non tali da cambiare il senso del discorso. La tirature medie, del mese di settembre 2015, erano:
Corsera – 395.000
Repubblica – 392.000
Stampa – 254.000
Corriere dello sport – 240.000
Gazzetta dello sport – 305.000
Tuttosport – 153.000
Sono inorridito nel vedere i numeri dei tre giornali sportivi quasi alla pari dei tre giornali “politici” più diffusi, ed ho capito perché l’Italia va così male. Ma questo è un altro discorso. E’ ovvio come le tirature comprendano anche le rese, ma si suppone che nessun editore sia così sciocco da stampare sistematicamente molte più copie di quanto riesca a venderne, rendendo così attendibile il confronto. Questo dato mette Tuttosport come fanalino di coda nella rappresentatività.
Ma la diffusione del giornale non avviene solo in edicola. Si può leggere anche al bar, dal barbiere, in aereo o in albergo: qui si va fuori statistica e si scende nell’osservazione personale, ma io, pur non potendo esprimermi su cosa avvenga in Piemonte, nei luoghi enumerati non ho mai visto copie di Tuttosport e sempre copie della Rosea. Questo è un dato che scema ulteriormente la rappresentatività.
I numeri e le osservazioni riportate sono il segno evidente che i tifosi juventini, poco meno di un terzo del totale, o fanno come me che non leggo giornali sportivi, o si sentono più rappresentati da Rosea e Corsport (il che è tutto dire), o si dedicano alla lettura dei giornali che fanno cultura.
Altro problemino, non di poco conto, circa la rappresentatività. I giornali sono nati per pubblicare notizie e “fare opinione”, per cui i cittadini comprano quel giornale il cui modo di riportare le notizie e il cui modo di fare opinione è loro più gradito per sensibilità, cultura, idea politica. Un progressista leggerà la Repubblica, un moderato il Corsera o la Stampa. Mutatis mutandis, ciò avviene anche per i giornali sportivi. Ed eccoci al problemino. Mentre una notizia di politica è spesso riportata e commentata senza differenze eccessive nelle testate ricordate,
un avvenimento calcistico viene comunemente “sparato” in maniera opposta secondo le squadre interessate e della sede del giornale sportivo. A mio avviso, senza addentrarmi nel poco interessante compito di scegliere quale delle testate sportive faccia giornalismo (sportivo) e quale no, mi vien voglia di fare d’ogni erba un fascio e dire che i giornali sportivi derogano al compito che sarebbe dei giornali (pubblicare notizie e “fare opinione”), ma danno ai “loro” tifosi quanto i direttori credono che gli stessi tifosi vogliano. Questo può essere vero per qualche esagitato che su facebook inneggia all’Heysel, ma non per donne e uomini pensanti e quindi liberi. Come quelli di Giulemanidallajuve.
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