Serena rassegnazione. Non ci vuole altro. Siamo passati dar gò dè Turone taroccato alle espulsioni multiple nel derby 2016, quasi quarant'anni di insulti, di aggressioni fisiche e verbali; siamo passati attraverso la gogna della distruzione della nostra storia, della nostra dignità; siamo passati attraverso due finali di Champions' League "rapinate", secondo il canone di chi da sempre ci accusa di essere sempre e solo dei ladri, e l'ultima da "lo voglio rivedere Fabio...", con quel rigore su Pogba non fischiato sull'1-1.
Siamo passati dai gol di Manfredonia a Madrid, Coppa dei Campioni 1987, di Laudrup a Napoli, Coppa UEFA 1989, di Morata l'altro giorno, che ha fatto da ciliegina sulla torta ad una serie di errori per cui i censori di cui sopra si sarebbero stracciate le vesti e strappati i capelli, nel caso in cui ne fossimo stati noi i beneficiari.
Siamo passati attraverso i Rolex di Sensi, i passaporti di Recoba e Veron e di tanti altri, attraverso le fidejussioni false, attraverso la piscina di Perugia ed il cambio di regole a favore degli extracomunitari giallorossi.
Siamo passati attraverso un mare di merda, senza che ci fosse un Mosè bianconero a dividerne in due il volume affinché ci passassimo nel mezzo indenni per poi farlo ricadere definitivo sulle teste di chi ci aggredisce. No, mai. Però abbiamo avuto lo stile. Eh sì: quello non ci è mai mancato.
Lo stile come forma senza contenuto; lo stile fine a se stesso; lo stile per difendere, non dico un amore, una passione, ma più prosaicamente un asset; ma niente. Nemmeno quello.
Quindi amici miei, fratelli di fede calcistica, da oggi abbiate pietà di voi stessi, dei vostri fegati, delle vostre menti che si arrovellano nella rabbia ripetendo il solito refrain: "Ma perchè...? Perché si permette tutto questo? Perchè, con stile, non ci difendiamo, non denunciamo, non stronchiamo carriere al meno indegne di scribacchini, presidenti da Borgorosso Football Club, mestieranti varii?"
Smettetela e rassegnatevi serenamente. Noi non ci difenderemo mai. Come non ci siamo difesi nel momento in cui l'attacco al cuore della juventinità è stato più devastante ed aggressivo, quando è stato avviato l'assalto finale, quello che avrebbe dovuto rendere il calcio italiano libero dalla feccia gobba. Perché questo siamo noi per loro. E ripeto, passo e chiudo: non ci sarà mai nessuno a difenderci, tanto meno un "vigile" che per discendenza familiare sarà pur ricco di stile, ma sicuramente povero di contenuto.
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