Vomitevole. Così condenso il moto di antijuvenismo, l'ennesimo, che si è levato dopo Torino-Juventus. La massa livorosa e indistinta di pseudotifosi che imperversano su media tradizionali e 2.0 si è attivata all'unisono, talmente consolidata e affiatata da muoversi con perfetto automatismo anche senza un esplicito comando.
Un'aggressione vile, sguaiata ed esibita come solo certe consorterie sanno fare. La stessa
di chi sa di avere un pesante potere intimidatorio e perciò non ha bisogno di nascondere le potenzialità "afflittive" del clan di cui fa parte.
Come quei "bravi cristiani" che in un'aula si tribunale possono consigliare i giudici a non mettere a repentaglio la vita dei loro figli: gli incidenti capitano. E capitano per per dinamiche che sfuggono alla volontà umana. "Nostro Signore è misterioso".
Voi lo sapete che se un arbitro non ammonisce un vostro giocatore, magari su rigore inesistente (ma questi sono dettagli trascurabili...); se un altro vostro giocatore non viene ammonito nonostante qualche sobillatore di piazza lo chieda, poi può capitare che la provvidenza scagli qualche pietra o bottiglia verso il pullman della squadra. Così come possono capitare anche bombe carta derubricate a petardi (eh, l'arsenale di Zeus non è più quello di una volta...).
Chi arma la mano di quella "provvidenza" antijuventina? Chi legittima numerosi folli ad armarsi di pietre, bombe carta e bottiglie da lanciare contro gli juventini - giocatori e soprattutto tifosi - per farsi una superiore giustizia? Chi?!
Questo non se lo chiedono giornalisti che si offendono se ad uno di loro viene detto "non vedente"; che si fanno beccare in diretta televisiva a fare smaccatamente il tifo per una squadra e poi si risentono se gli fai notare che non sono imparziali. Non si può dire che hanno occhi non vedenti e non si dice che hanno etica e morale non parlante (allo loro coscienza).
Più di tutto però mi chiedo: chi dovrebbe combattere quegli istigatori che si armano di pietre, bombe carta e bottiglie? La risposta ce l'avrei, ma non posso dirla.
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