Scrivere ciò che leggerete, a poche ore dal massacro di Bruxelles, un massacro vile che colpisce tutti noi in una delle città simbolo dell’Europa, può sembrare fuori luogo. Ma uno dei modi di contrastare il terrorismo, oltre a combatterlo uniti e magari più efficacemente, è continuare ad occuparci delle nostre vite: della mia, fa parte anche la Juventus. Come la violenza cieca dei terroristi mi ha lasciato senza fiato e mi fa intravedere tempi sempre più bui per la civiltà tollerante, democratica, illuminata e illuministica in cui vivo, una simile violenza, mutatis mutandis, vedo attorno alla “mia” Juventus. Qui, però, e solo qui, riesco anche a vedere il
motivo scatenante.
Una delle squadre più prepotentemente vincenti del dopoguerra, la Juve d’Umberto Agnelli, di Lippi e della Triade, anche con collaborazioni insospettabili era stata
distrutta e smembrata: alcuni dei cannibali che ne hanno divise le spoglie, erano convinti che “finalmente” anche le loro squadrette avrebbero iniziato a vincere qualcosa. Qualcuno di loro è perfino riuscito a rubacchiare un triplete: riguardatevi un po’ d’arbitraggi di quella Champions se non mi credete.
Invece no: da quella cenere sotto la quale pensavano d’averla sepolta per sempre, la
Juventus è rinata. La ritrovata proprietà, senza l’aplomb di Gianni e Umberto, ma certamente così astuta da riproporre un altro Agnelli al timone, grazie alla sua azzeccatissima scelta dell’allenatore e dello staff dirigenziale, in sei anni ci ha riportato stabilmente al vertice, e addirittura in odore di scudetto per il quinto anno consecutivo.
Ma ... c’è un ma, grosso come una casa: si è scatenato il malcontento. Il problematico avvio di stagione, che poteva far pensare alla fine del nostro ciclo, si è trasformato nella
rimonta grandiosa ci ha portato a sorpassare quelli che “ormai dovevano aver già vinto meritatamente il campionato”. Il sorpasso nello scontro diretto è stato come togliere il lecca-lecca dalla bocca del bimbo, che ha cominciato a piangere a dirotto.
Fuor di metafora, il sorpasso ha scatenato il malcontento dei disutili, il rancore delle mezze figure, il leccaculismo dei pennivendoli e il reclutamento dei servi sciocchi. Ecco, immediata, la censura sul rigore regalato ad Albiol in Palermo - Napoli e il massimo stigma sull’inesistente testata di Bonucci a Rizzoli, ecco il silenzio tombale sul fallo di Koulibaly su Cerci per il 2 a 1 di Napoli - Genoa e la lente d’ingrandimento sul mancato giallo ad Alex Sandro nell’azione del rigore per il Torino, ecco l’enfasi sull’annullamento della rete di Maxi Lopez, e l’oblio assoluto sul fuorigioco di Gabbiadini che innesta El Kaddoury per il 3 a 1 finale di Napoli - Genoa.
Non è tutto: i settantottini scatenati ad orologeria hanno aperto un fuoco concentrico,
travisando episodi a nostro sfavore, esponendo cervellotici concetti sulla regolarità del campionato con Napoli in testa, ovviamente negandola da quando è il Napoli ad inseguire e blaterando di meriti delle squadre (naturalmente superiori quelli dei vesuviani). Dell’attacco premeditato fanno parte le telecronache verminose e i talk-show calcistici dall’equanimità da regime bulgaro, i teatrini delle teste “ad minchiam” (come diceva il prof. Franco Scoglio) che s’imbavagliano per fingere di non dover dire “verità” querelabili, le conduttrici plastificate e amimiche esultanti alle segnature napoliste che, scoperte sul fatto, blaterano giustificazioni da bambine d’asilo. Bambine d’asilo non qualsiasi: quelle da maestra di sostegno.
Il fuoco è concentrico, come quello che coltivò il sentimento popolare anti-Juve che condusse alla scellerata sentenza di Calciopoli. A tanto, forse non si potrà più arrivare: quello che più ragionevolmente temo è un “effetto Perugia”, con arbitri bene o male condizionati dal sentimento popolare e porcherie subconsce, ma mirate al danneggiamento della nostra squadra. Proprio come una sospensione del gioco per un’ora per poi far disputare la gara su un “terreno” in cui il pallone poteva rimbalzare solo sui legni delle porte e sulla testa di quell’arbitro che passava per la maggiore. Vedo insomma un campionato che essendo stato “
lordato nella sua regolarità dalla malefica, prepotente e imbrogliona Juventus”, è un campionato da sottoporre ad un bella ripulitura. Non esistendo lavatrici sufficientemente capaci, penso che potrebbero cercar di utilizzare qualcosa come la “piscina di Perugia”, che “certamente darebbe nuova credibilità al campionato”. Spero di sbagliarmi.
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