Alla fine, almeno per una volta, per quello che ci riguarda, la Giustizia (con la G maiuscola) ha fatto il suo corso.
Antonio Conte è stato assolto dal G.U.P. di Cremona, “
per non aver commesso il fatto”, formula che toglie ogni dubbio e va al di là di ogni possibile interpretazione.
Francamente chi scrive ha sempre pensato che la tesi dell'accusa che lo riguardava fosse assurda, non solo per i fatti specifici che venivano attribuiti all'allora allenatore del Siena, ma anche dal punto di vista strettamente giuridico e astratto.
La previsione di una responsabilità dell'allenatore che avrebbe dovuto, sia in base a quanto prevede il contratto nazionale di categoria che secondo l'articolo 2048 del codice civile, sorvegliare più da vicino sull'operato dei calciatori che aveva in rosa, ai quali doveva fornire non solo indicazioni tecniche ma anche fare da guida morale, appariva da subito una incredibile forzatura.
Così come appariva una forzatura riconoscere ancora credibilità all'unico accusatore di Conte.
La presunta condotta omissiva contestata, così come il “
non poteva non sapere” alla base della sua condanna nel giudizio sportivo, non potevano reggere di fronte all'esame oggettivo di un Tribunale.
Purtroppo, però, in questi anni siamo stati abituati a situazioni anche peggiori e, quindi, tutte le nostre più ferree certezze rischiavano di sgretolarsi.
Qualcuno, ora, dovrebbe farsi qualche domanda:
chi, in particolare, spinse perché nel processo sportivo Conte accettasse, da innocente e per “ragioni di stato”, quell'abominio chiamato patteggiamento. Patteggiamento, tra l'altro, neppure concretizzatosi, perché la Commissione Disciplinare all'epoca ritenne la pena proposta (tre mesi oltre ad una multa) “
non congrua”, con la prosecuzione del giudizio fino alla condanna definitiva di quattro mesi.
Per non parlare poi di chi (e qui l'elenco sarebbe lungo, ma basterebbe scorrere i titoli di alcuni giornali – sempre i soliti - dal 2012 ad oggi)
si è dichiarato scandalizzato per anni per il fatto che l'”indagato Conte” potesse allenare e vincere alla Juve, potesse ricoprire il ruolo di CT o potesse accettare una prestigiosa panchina estera. Si potrà dire che la diversità tra la Giustizia sportiva e quella Ordinaria non consente di fare oggi parallelismi, ma se la prima porta a condanne assurde di chi, dopo anni, viene assolto da quella penale, non capiamo il senso di questa distinzione.
Tanti altri esempi e tanti nomi potrebbero essere fatti.
Un pensiero va anche ad Angelo Alessio, ugualmente assolto, che non ha condiviso le prime pagine dei giornali con il mister, non essendo nome da copertina, ma che ha dovuto sopportare pure lui per anni la spada di Damocle dell'indagine e del giudizio.
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