Di giornalisti, ne esistono di diversi tipi: ci sono quelli, purtroppo merce rara qui da noi, che semplicemente raccontano, o almeno ci provano, la realtà dei fatti; ci sono quelli, la maggioranza ormai, che banalmente “vanno dove li porta il vento”, smentendo oggi quello sostenuto ieri, purché possano compiacere il loro lettore-tipo o, chissà, il loro editore; infine, ci sono quelli che, con evidente sprezzo del ridicolo, anzi forse sentendosi persino “fighi”, portano avanti le loro teorie assurde, spesso guidati da astio personale, nonostante l’evidenza dei fatti, se non addirittura ribaltandoli pur di portare acqua al proprio mulino.
Questa mattina, per l’ennesima volta,
Paolo Ziliani ha dimostrato di far parte a pieno titolo di quest’ultima categoria.
“Ha vinto Conte: non era un allenatore disonesto, era solo pigro e molto, molto tonto. Eh si: i calciatori che allenava, prima a Bari e poi a Siena, gli vendevano le partite sotto il naso ma lui non si accorgeva mai di niente”. (
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Comincia così, infatti, il suo delirante articolo a commento dell’assoluzione di Conte da parte del GUP di Cremona “PER NON AVER COMMESSO IL FATTO”: formula che più chiara non si può, che smentisce completamente le tesi del procuratore Di Martino ma che, per Ziliani, dimostrano invece che “avevo ragione io!”
Ora, tralasciando per decenza ogni ulteriore commento sul personaggio, una cosa mi sento di chiederla: ma a questo punto, se come scrive, “un allenatore ha in realtà tutti i poteri per fermare un illecito: e se non lo fa, ne diventa complice”, l’Atalanta, il Bologna, l’Albinoleffe, la Lazio e tutte le altre squadre a vario titolo coinvolte nell’inchiesta, erano forse autogestite?
O dobbiamo dedurre che buona parte delle squadre italiane sono affidate ad una manica "di tonti"?
O forse, più probabilmente, il signor Ziliani è così
accecato dalla vanagloria e dal suo astio personale nei confronti di Conte da non avere quel minimo di amor proprio che gli permetterebbe di ammettere che, semplicemente, per mesi ha scritto (a voler essere gentili) inesattezze, e di chiedere scusa al solo che (caso strano, all’epoca allenava una certa squadra..) è stato gettato nel tritacarne di una giustizia sportiva che si dimostra ancora una volta indegna, e sulla base del nulla?
Antonio, la tua assoluzione (finalmente!) mi riempie di gioia. Ma, ti prego, non fermarti ora, richiedi la
revisione ex art. 39 della tua sentenza, cancella quella macchia vergognosa, dimostra al signor Ziliani cosa significa essere un Uomo. E magari, già che ci sei, una bella
querela non ci starebbe male.
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