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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di S. BIANCHI del 06/06/2016 09:56:09
A caccia di doppiette!

 

Se sul vocabolario “doppietta” è “un fucile da caccia a due canne affiancate, a cani esterni”, per i calciofili italiani è l’abbinamento della vittoria nel campionato e nella coppa nazionale nell’ambito della stessa stagione: in Terra d’Albione si chiama “double”, in Spagna “doblete”. Tra i tanti record stabiliti dalla nostra Juventus negli ultimi cinque anni, c’è il consolidamento del primato nel computo di queste accoppiate vincenti, per usare una terminologia ippica. In Italia, questa vincita appaiata di Scudetto e Coppa di Lega si è verificata nove volte e ci ha visto protagonisti in quattro (1960, 1995, 2015 e 2016), a quota due c’è l’Inter (ma quella del 2005/06 dovrebbe essere chiamata “doppietta di cartone”), a seguire, una volta ciascuno, Lazio, Napoli e Torino.

La prima doppietta è abbastanza antica, risalendo all’annata 1959/60. Antica ma fulgida per il gioco espresso dalla nostra Juventus: era la Juve del “Trio Magico” di Umberto Agnelli Presidente, sapientemente guidata in panchina dal duo Parola-Cesarini. Il “Trio Magico” era costituito da tre campioni eccezionali, Boniperti, Charles e Sivori. Il piemontese Giampiero Boniperti era un gran centravanti, per ragion di stato spostato a centrocampo, e che in quel ruolo divenne uno dei migliori di tutti i tempi. Il gallese “King” John Charles, la causa dell’arretramento di Boniperti a centrocampo, era centravanti di rara potenza e lealtà, tanto da essere soprannominato “il Gigante Buono”, era un implacabile stoccatore di testa e anche l’assist-man per il suo amicone Sivori. Omar Sivori, argentino, è stato probabilmente il calciatore con più soprannomi della storia del calcio: “Pibe de oro” (il primo, unico e vero), “Cabezón”, “Gran Zurdo”, “l’angelo dalla faccia sporca”, ma oltre a questo era uno dei più letali (e maligni) attaccanti di sempre e uno dei principali responsabili dei grandi innamoramenti per la Juventus. Quei tre, però, non erano soli: la Juve era grande anche per la presenza di Mattrel, Castano, Cervato, Garzena, Emoli e Nicolè. C’era anche Stacchini, ala sinistra, allora fidanzato di una fanciulla che sarebbe diventata una famosissima show-girl televisiva: era lei, forse, il motivo per cui era spesso preferito il meno estroso Stivanello. Quella stagione fu un cammino trionfale conclusosi con lo scudetto, stroncando le rivali una dopo l’altra, poi bissato dalla vittoria in Coppa Italia contro l’ultima a mollare in campionato, la coriacea Fiorentina.

Nella seconda doppietta la squadra è guidata da Marcello Lippi: si parla dell’annata 1994/95. Alla sua stagione d’esordio, con una delle squadre bianconere più belle di sempre, il tecnico viareggino, oltre a vincere lo scudetto, conferma la superiorità bianconera nella Penisola col successo in Coppa Italia. Umberto Agnelli aveva visto giusto nel rivoluzionare la nomenclatura e la rosa della società: scudetto vinto in souplesse con due giornate di anticipo e … nove anni di ritardo, con una squadra che dava spettacolo, sempre votata all’attacco. La tessitura della squadra ordita da Moggi e Giraudo è perfetta: gli innesti di Deschamps, Paulo Sousa, Ferrara, l’esplosione di Del Piero, la classe dei “vecchi” Kohler, Conte, Viallli e Ravanelli, nonostante l’infortunio di Roby Baggio portano alla conquista del primo campionato che dà tre punti a vittoria. Durante la stagione muore Andrea Fortunato, il promettente terzino sinistro che non riesce a superare il trapianto di midollo effettuato per curare una grave forma di leucemia. E’ anche l’anno di Juventus - Fiorentina tre a due, con “quel” pallonetto da cineteca di Alessandro Del Piero, ma anche la stagione della cinquina di Ravanelli al CSKA Sofia in Coppa UEFA. Come per lo scudetto, anche in Coppa Italia l’avversario è il Parma, regolato in entrambe le gare della doppia finale da un goleador che non ti aspetti, Porrini, a segno sia all’andata, sia al ritorno. Purtroppo il Parma si vendica in finale di Coppa UEFA con l’ex Dino Baggio, che graffia sia all’andata, sia al ritorno. Peccato.

Non è difficile ricordare la nostra terza doppietta, è questione di tornare un anno indietro. Ci sono ancora Pirlo, Tevez, Vidal e Llorente, le cui partenze faranno tanto discutere e preoccupare, ma non c’è più Conte, l’amato capitano, in dissidio con la dirigenza e bruscamente sostituito da Allegri; in campo, Morata, Evra e Matri sostituiscono Vucinic, Quagliarella e Osvaldo. Con un bel duello sulla Roma, la Juve conquista il suo quarto scudetto consecutivo, cicca la Champions in finale col Barcellona, ma si conferma in Coppa Italia sulla Lazio, dopo vent’anni, con una rete di Matri nei tempi supplementari. Allegri non è ancora molto amato, ma si comincia a togliere sassolini dalle scarpe: con lo scudetto appena vinto, è il primo allenatore di Serie A ad aggiudicarsi il campionato al debutto con due società diverse, oltre ad andare a far parte del gruppetto di tecnici che hanno vinto lo scudetto in due diverse squadre (Bernardini, Capello, l’austriaco Anton Cargnelli, Liedholm, Trapattoni e l’ungherese Arpad Weisz).

Se dalla prima alla seconda doppietta ho dovuto aspettare la bellezza di trentacinque anni, ora la “Banda Allegri” mi sta viziando: la quarta doppietta è di questi giorni, a un anno preciso dalla precedente. Vinto alla grande il campionato appena terminato, nonostante una partenza a handicap, forse la vittoria in finale di Coppa Italia non è stata entusiasmante come la seconda parte del nostro campionato. Il merito va a un Milan che non ti aspettavi, visto il torneo sottotono disputato e l’inspiegabile esonero di Mihailovic per l’oscuro Brocchi (nomen omen). I rossoneri ci hanno messo un po’ alla frusta, ma come diceva Boskov, “chi non tira in porta non segna”, e Neto il nostro portiere di Coppa, è stato impegnato una sola volta su un tiraccio senza pretese. Il gran gol di Morata al ventesimo dell’extra-time, oltre ad un gioco forse più pacato, ma certamente più efficace, hanno escluso il Milan dal primo posto del podio e dalle coppe Europee. E Max Allegri, detto Acciuga conquista un altro record: l’unico allenatore in Italia ad aver vinto due doppiette.

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