“La procura generale di Brescia ha impugnato la sentenza di assoluzione di Antonio Conte emessa lo scorso 6 maggio nel processo con rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Cremona. L’ex commissario tecnico della Nazionale di calcio lo scorso 16 maggio era stato assolto con formula dubitativa dall’accusa di frode sportiva nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse.” Così il Corriere della Sera (
Link) sul suo sito riporta la notizia dell'iniziativa della Procura di Brescia, di per sé formalmente lecita, seppur non appaia condivisibile nel merito, alla luce della motivazione della sentenza.
Peccato, però, che il giornale scivoli platealmente sull'assoluzione di Conte, definendola
“con formula dubitativa”, a far evidentemente intendere che l'allenatore l'abbia scampata bella nonostante ci fossero elementi concreti in suo danno.
La
“formula dubitativa”, infatti, è un retaggio del passato, essendo stata da tempo abolita dal nostro ordinamento che prevede che la sentenza di proscioglimento (sia di non procedibilità che di assoluzione)
sia sempre pronunciata con formula piena. Senza entrare nel dettaglio e in tecnicismi, alla luce del costituzionale principio di presunzione di non colpevolezza, di fronte ad una assoluzione abbiamo semplicemente un innocente,
senza se e senza ma. Conte, ricordiamolo, è stato assolto dal GUP di Cremona (che aveva evidenziato il
“"quadro gravemente deficitari “della
"prova della conoscenza" da parte di Conte e Alessio "della esistenza di operazioni di scommesse”)
per non aver commesso il fatto e i fatti che venivano a lui imputati dalla Procura e che non sono stati provati semplicemente non gli possono essere attribuiti in nessun modo.
Qualcuno non lo sa o fa finta di non saperlo: questo è l'unico “dubbio” che ci può essere nella vicenda.
Evidentemente la delusione per il risultato del processo a carico dell'ex CT della Nazionale non è stata ancora smaltita da tutti....
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