Ho appena letto l'articolo a firma di Francesco De Luca pubblicato su Il Mattino di lunedì 04 luglio. Un pezzo che in un certo senso dà seguito alle parole di Candreva e Florenzi sull'importanza di poter condividere in Nazionale un po' di quella mentalità Juve che evidentemente manca altrove.
Chiarisco subito che a nostro parere sul quotidiano napoletano non è apparso alcun panegirico fine a sé stesso del mondo Juve, abbiamo letto più che altro una critica alla società di De Laurentiis messa a confronto con la Juventus. Certo si è partito dall'elencare alcune delle qualità che fanno grande la Juventus, un'implicita ammissione che in fondo quel fantomatico strapotere juventino non esiste, come non esistono arroganza e prepotenza.
Lo sanno bene, lo sanno tutti che alla radice delle vittorie juventine c'è la cultura del lavoro, un indefinibile spirito-Juve che dall'esterno non è né definibile né percepibile; c'è serietà; c'è
«l'energia che i giocatori biaconeri sprigionano»; c'è uno
«stile che è stato imposto negli anni in cui governava Boniperti, una linea di comportamento che non riguarda solo il look»; la fame di vittorie; il ripartire sempre dopo ogni sconfitta; non sedersi sulle vittorie.
«Vincere è l'unica cosa che conta» significa anche quest'ultima cosa, a dispetto di quello che vogliono volgarmente intendere gli antijuventini d'Italia.
Ora prendiamo con divertita soddisfazione l'articolo de Il Mattino, ma caro De Luca, questi meriti la Juventus ce li avrà ancora a settembre, o con l'inizio del campionato eventuali vittorie bianconere saranno dovute a
'o sistem, 'o ffatturat, 'e poter fort e via discorrendo?
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