Oggi su Repubblica leggiamo un articolo così riassunto con un bel carattere formato gigante ed al centro della pagina:
“Se la ricerca dei nostri atenei vale meno di Higuain” . L’autore del pezzo Giovanni Bignami, avrà voluto attirare l’interesse per il suo articolo inserendo l’argomento nazional popolare del momento per un confronto improponibile(
LINK).
Per riuscire maggiormente ad impressionare, l’autore prova a giocare anche sulle cifre, incappando in un errore quando scrive:
“94 mln era il prezzo fissato dal Napoli per l’argentino. Al termine della trattativa il calciatore è stato ceduto per 90 mil”. In realtà non c’è stata nessuna trattativa, ma il prezzo deriva soltanto dal pagamento della clausola rescissoria con le eccezioni previste nella stessa.
Nell’introdurre lo spinoso argomento dei finanziamenti alla ricerca scrive:
”Gonzalo Higuain è un giovanotto argentino di 28 anni, abile calciatore, adorato a Napoli come ‘il nuovo Maradona’. O meglio, adorato prima che passasse all’odiata Juventus. Che per lui ha speso 92 mil di euro o giù di lì. Per una coincidenza, certo dovuta alla vicinanza in cielo di Marte e Saturno, la cifra è uguale a quella che il Miur ha munificamente stanziato per tutta la ricerca ‘libera’…”.Non vogliamo entrare in questo caso nello spinoso discorso legato ai pochi fondi destinati alla ricerca, ma vogliamo far notare come il vizietto di appoggiarsi in modo non certo positivo sulla Juventus, è oramai più di una prassi.
Anche perché, questa uscita, non renderà certamente la Juventus più simpatica, anzi, rafforzerà quella visione che accomuna tutta l’Italia antijuventina, che vede la Vecchia Signora arrogante e antipatica.
E siamo certi, visto il tifo di riferimento che attirerà, che dopo aver letto le prime righe in cui si ritrova il nome di Higuain, i tifosi non finiranno a leggere il pezzo arrivando subito a conclusioni errate.
Perché la Juventus è una società quotata in borsa, con un bilancio pubblico ed Higuain rappresenta un investimento sostenibile che nulla a che vedere con i fondi che lo stato stanzia per la ricerca. Non è poi così difficile comprenderlo.
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