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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 06/09/2016 08:13:32
Champions per quattro

 

A margine dell'ultimo comitato esecutivo l'UEFA ha deciso di varare una nuova ripartizione dei posti in Champions League: dal 2018/19 quattro posti sicuri per le prime quattro classificate dei quattro principali campionati europei (Spagna, Germania, Inghilterra, Italia). Non nasce una nuova formula, siamo davanti a una nuova affettazione della torta.

La confederazione calcistica europea si è trovata a dover fronteggiare la determinatezza dell'ECA (l'associazione dei principali club europei) a pesare di più nella gestione del businnes della competizione più affascinate e remunerativa del continente, e ha dovuto scongiurare la prosecuzione del progetto di superlega europea.

Politicamente parlando si tratta di un successo politico notevole da parte dei club dell'ECA: sedici posti su trentadue saranno ad appannaggio dei campionati nei quali sono impegnate quelle squadre. Ma nel particolare è una vittoria anche per l'Italia? Andiamo a vedere.

Andrea Agnelli ha capito già da tempo l'importanza politica di apparentarsi a Rumenigge (presidente ECA) e soci della prima ora. Ha deciso di associarsi alla più potente associazione di categoria e ha fatto bene. Ma la riforma quanto premia la Juventus?

Ranking per nazioni – Il ranking UEFA per nazioni non scompare, sarà necessario per decidere quali saranno le "quattro principali federazioni nazionali". Assegnando già da ora quattro partecipanti sicure a queste federazioni, è probabile che nel "ranking per campionati" il gap tra la quarta e la quinta federazione aumenti e sarà poi difficilmente colmabile. Quindi riuscendo a mantenere un buon vantaggio nei prossimi due anni, L'italia dovrebbe poi distanziare in modo pressoché definitivo Portogallo e Francia.

Ranking per club – Per stabilire il nuovo ranking tra le partecipanti alla CL sarà adottato il criterio dei risultati storici in Europa, facendo ricorso per la valutazione a tre blocchi di risultati: risultati dal 1956 (anno di nascita della Coppa campioni) al 1993 (anno in cui esordisce la formula della Champions League); risultati dal 1993 al 2008; infine risultati dell'ultimo decennio (2008-2018). Proprio quest'ultimo blocco appare il più penalizzante per la Juventus: pagherà ancora e per l'ennesima volta le conseguenze della violenza del giustizialismo sportivo del 2006. Nel 2007/08 la Juve era appena tornata in Serie A e non giocava la massima competizione europea, così come a causa dei settimi posti non l'ha giocata nel 2011 e nel 2012. Se negli ultimi cinque anni i bianconeri sono sempre stati in CL, nei precedenti cinque sono stati assenti per ben tre anni. Per questo Andrea Agnelli aveva proposto di considerare solo gli ultimi cinque e non dieci anni. Una richiesta sulla quale non è riuscito a far convergere i suoi colleghi. Non proprio un successo politico.

Suddivisione economica – Negli ultimi anni grazie al sistema del market-pool (diritti televisivi per nazione), la Juve è sempre stata tra le squadre ad aver incassato di più (complici anche le premature eliminazioni dai preliminari della tersa pretendente italiana alla CL). Considerando l'andazzo delle terze del Bel Paese la formula attuale sarebbe stata ancora la migliore possibile per i bianconeri. Dal 2018 però si cambierà: il market-pool peserà non più per il 40% ma per il 15%; il fisso per la partecipazione rimarrà al 25% del montepremi; il 30% sarà assegnato in base ai risultati stagionali; il restante 30% sarà legato al ranking per club. Anche qui, riprendendo il discorso fatto in precedenza riguardo ai risultati storici e considerando la variazione della quota da market-pool, non pare una vittoria politica per la Juventus. Anzi, dovessero rientrare nel giro le milanesi, la fetta per i bianconeri potrebbe ridursi di molto.

Quattro squadre – Un'ultima riflessione. Considerando l'attuale posizionamento della Juventus nel campionato italiano, era davvero necessario spendersi per la quarta squadra italiana in CL? Madama da qui ai prossimi anni non dovrebbe avere problemi ad arrivare sul podio della Serie A, e ad avere quindi accesso alla Champions. Questo è un risultato che Andrea Agnelli regala al calcio italiano, a quelle squadre come Napoli, Lazio, Fiorentina e le due milanesi, che a turno ne beneficeranno senza aver portato negli ultimi anni grandi contributi in termini di ranking europeo. Anche in questo caso non ci pare una grossa vittoria politica.

Nel medio e lungo termine questi cambiamenti potrebbero portare dei benefici (un anno che arrivi quarto...) e in quel caso sarà stato lungimirante il presidente bianconero, ma nell'immediato non ci pare ne apportino. Proprio nei prossimi anni, grazie a partecipazioni ripetute ed economicamente proficue, si poteva scavare un solco sempre più profondo tra la Juve e le altre italiane che sarebbe stato letale e ci avrebbe consentito di far scontare al circolo della FIGC lo scempio del 2006. Invece è ancora la Juve a togliere dalle sabbie mobili il pallone dei Tavecchio, Lotito, Galliani, Palazzi e Beretta.

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