Ieri è stato il compleanno di Francesco Totti, un calciatore che oseremmo definire "inversamente celebrato": pochi trofei, molti osanna. Come regalo la moglie ha deciso di fargli trovare una bella intervista alla Gazzetta dello Sport (
LINK) nella quale ha pesantemente attaccato Spalletti e anche l'attuale presidente giallorosso.
Su Spallett – In riferimento al celebre allontanamento del marito dal ritiro giallorosso la sera del 21 febbraio scorso Ilary Blasi ha sottolineato
«è stato surreale. Fantascienza, non ci potevo credere. È stato cacciato da casa sua, scrivetelo». Più in generale:
«Le scelte calcistiche sono opinabili ma non si discutono, però forse avrei qualcosa da ridire a livello umano sulla persona. Non critico la scelta tecnica, critico il comportamento e Spalletti è stato un uomo piccolo. Punto. È la verità». Proseguendo:
«Lui a parole ha detto anche delle cose stupende, ma a parole. Invece lo subisce. ... Io le persone le giudico anche da questo. Quindi voto molto basso» La considerazione che la Roma sarebbe "casa sua" (del Pupone) dice abbastanza di come Totti e la sua pletora (moglie, tifosi, giornalisti, politici, eccetera) consideri la società capitolina ormai un feudo, qualcosa della quale non si è al servizio, ma che deve essere asservita al dio pagano col 10 sulle spalle.
Sarà anche che Spalletti
«lo subisce» o
«soffre d'invidia per Totti» (Gasparri dixit), ma questo sbraitare, opporsi, anche l'essersi presentati in tribuna la sera del 22 febbraio (ora scopriamo che fu proprio Ilary a "consigliarlo") dice che forse la sofferenza non è del tecnico ma di chi si vede ormai ai margini.
Ilary imputa al tecnico anche una certa "indelicatezza" a fronte di
«un momento così difficile nella vita di un ragazzo (Totti, ndr) che sta attraversando un passaggio importante c'è modo e modo per comportarsi... non l'ha saputo guidare in questo percorso umano». Alla faccia del ragazzo! Uno che a quarant'anni ha soldi, fama, (non il successo perché non ha mai alzato trofei per i quali è stato determinante) e una città ai suoi piedi, ha ancora bisogno di coccole?! Ma per carità!
La Roma senza Totti?
«È giusto proiettarsi nel futuro e provare a fare grandi cose anche senza di lui, ma mi sembra che alla Roma rimanga ancora difficile». In tanti anni di carriera Totti non ha mai fatto vincere niente ai giallorossi. Qualcuno provi a smentire questa realtà. Anzi, negli ultimi anni proprio il figliol prodigo sembra essere stato un freno per squadra e società, cosa di cui si erano resi conto Luis Enrique, Garcia e lo stesso Spalletti.
Su Pallotta – Non è mancata una frecciata - e anche bella pesante - verso la proprietà. A Pallotta che, nel momento di massima frizione tra Totti e Spalletti, del capitano disse
«Il corpo non fa più quello che gli dice la mente», la signora Totti replica:
«Però anche la mente deve ragionare prima di parlare. Con i Sensi aveva un altro rapporto, era un figlioccio. Ma quella era una conduzione più familiare, mentre questa più imprenditoriale». Ora diamo pure dell'arteriosclerotico a chi ti paga lo stipendio e il quadro è completo. Diplomazia, questa sconosciuta. Tra conduzione familiare e imprenditoriale, ad ora la prima ha quasi portato al tracollo la Roma, con la seconda forse andrà meglio. Chissà.
Totti è un giocatore che vuole imporsi nella Roma e sulla Roma. Ha armato un braccio di ferro con tecnico e proprietà per rimanere pervicacemente in squadra e in società a fine carriera, non si rende conto che così facendo non fa altro che danneggiare la Roma rimanendo come zavorra per gli allenatori che non per invidia lo vedono come ostacolo alle scelte tecniche.
La realtà forse è un'altra, e prendetela solo come una sensazione personale, il pupone è consapevole di non essere mai stato il reale artefice di un trionfo romanista e cerca con tutte le sue forze (anche mediatico-ambientali) di rimanere per un paio di anni ancora e provare a guidare la squadra a un trofeo importante. Un desiderio forse intriso di epica e romanticismo del calcio, purtroppo però non si rende conto di essere già ai margini e non si vuole arrendere a ciò.
Totti doveva concentrarsi a fare qualcosa di grande negli anni della piena vigoria agonistica, se non c'è riuscito da protagonista allora, non potrà farlo adesso che è una bella figurina che sta però prevalentemente in panchina. I grandi calciatori hanno smesso anche poco dopo i trenta (ad esempio Platini), all'età del Totti attuale si erano già consegnati all'immortalità calcistica. In quelli che dovevano essere gli anni in cui splendere alzando trofei, Totti ha preferito farsi conoscere per gesti molto poco tecnici (Poulsen, le t-shirt "lassative", Tudor, il dito in bocca, fare il cameraman, Balotelli, Rizzoli, il ginocchio di Pirlo, il selfie sotto la curva...) e per le dichiarazioni fuori dal campo (er sistema, l'aiutino, undici contro quattordici, è sempre la stessa storia, eccetera). Spalletti ha ben poche colpe.
Vuole continuare a giocare nella Roma? È un suo legittimo desiderio. Se è d'accordo la società giallorossa al resto dell'Italia calcistica non può che stare bene, significa avere un
competitor che ha una gran bella criticità da gestire.
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