Scollinato l'impegno infrasettimanale di coppa, brutto pareggio interno con il Lione, scrivo queste righe non riuscendo a superare il disagio del tentativo di chiudere fuori dalla mente l'immagine di amiche e amici scossi da un evento drammatico, che ci precipita nella consapevolezza della precarietà della condizione umana, roso dall'esigenza impossibile di poterli stringere in un abbraccio che li renda invulnerabili almeno nell'animo.
Coraggio!Non mi andrebbe quindi di entrare in problematiche epocali quali: "
Higuain non ha esultato?", o "Bacca e Insigne hanno sfanculato?", o peggio ancora "Skorupski non s'è scansato?", o "ma Fassone è partito?", o ancora "
ma Andrea Agnelli è davvero innamorato o con Tavecchio è solo una scappatella?". Ma tant'è.
Ovviamente, il big match era
Juve-Napoli ed ovviamente contava vincere ed abbiamo vinto. I bianconeri sono i più forti, hanno una qualità nettamente superiore al resto del ciarpame, anche se per oscuri disegni marottiani o per ingannevoli e redditizie (nel breve) plusvalenze hanno quasi demolito il centrocampo e sabato sera senza grandi sforzi lo hanno dimostrato. A questa squadra in Italia basta schiacciare sull'acceleratore una o due volte a partita per vincere, vista la pochezza della concorrenza, ma
alla lunga la teoria del minimo indispensabile potrebbe diventare controproducente e poco allenante in vista Champions (ieri sera una riprova).
Intanto Sarri, sfanculato da Insigne, non ride, gli manca un po' di leggerezza, cosa che ha in abbondanza Allegri.
La Rometta pareggia ad Empoli giocando bene solo 10 minuti all'inizio e 5 minuti alla fine. Troppo poco, non può permetterselo, non è mica la Juve, e a poco valgono le celebrazioni del portiere empolese a giustificazione del passo falso capitolino: in realtà, i tiri degli avanti romanisti erano tutti parabili e l'estremo ha fatto solo il suo. Meno 4 (!).
L'Inter fa sempre la sua porca figura e, dopo la sconfitta di Marassi contro una Sampdoria attenta e fortunata, caccia l'allenatore con il plauso della stampa e delle tv. Perché ha una rosa di giocatori seconda solo alla Juventus (Bergomi dixit), solo che sono quasi tutti giocatori da dieci partite l'anno e non abituati a giocare per e con la squadra, e DeBoer, che era appena arrivato, aveva cominciato a capirlo. Avanti un altro: più bestie entrano, più animali si vedono al circo.
Complimenti all'Atalanta e a Gasperini, che ha battuto sonoramente il Genoa del figlioccio Juric, anche tatticamente. Sempre più su anche la Lazio, che giustizia senza pietà un Sassuolo in piena emergenza (di infortuni e presunzione), e il Milan, che fa poker partita e incontro con una scaltra punizione di Jack (fosse almeno un asso) Bonaventura.
Il Chievo invece fa beneficenza, ma non è con le elemosine che il Crotone (prima vittoria in serie A) eviterà la retrocessione. Interessante il siparietto tra Trotta e Falcinelli (con mister Nicola nella posizione dello gnorri) prima della trasformazione del rigore sblocca risultato: sintomo di organizzazione? Non proprio.
Il Cagliari torna sul pianerottolo e, dopo aver battuto il povero Palermo, prenota l'ascensore, mentre il torello e l'Udinese salgono lentamente (un punto per uno) a piedi e senza affanni. Bene anche la Fiorentina di Pauletto Sousa, che continua a spremere tutto il sangue che le sue rape riescono a produrre, più concreto del Bologna.
Giù in cantina Palermo, Pescara, Empoli e Crotone, continuano a scavare, ma la Cina è lontana.
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