Questa era la giornata del
derby.
Io, il derby, lo vivrei come da istruzioni dell’Avvocato:
“la partita che più mi dispiace perdere, ma anche quella che mi da meno soddisfazione vincere”, non fosse per la controparte
tremendista – ruminante. Partita, perennemente noiosa, perennemente lamentosa, perennemente incapace di sopportare ed imparare la sconfitta e perennemente condannata a perdere, che sento troppo fisicamente vicina e che esporterei volentieri con al seguito tutta la loro toccante storiella melodrammatica.
Diventa così una partita che vivo con eccessiva trepidazione e che trova una sua liberazione solo nella goliardia successiva, quella dello sfottò.
La differenza di cifra tecnica tra le due squadre fa si che la rete del vantaggio della riserva di Dybala ai tempi di Palermo, tal Belotti, non faccia altro che scuotere l’amor proprio di Higuain, che si sente in dovere di rifilare due pappine anche ai paragoni granata più arditi. Pijanic fa tre.
Dietro comanda Rugani, finalmente in campo con continuità e in mezzo balliamo un po’, ma in Italia c’è chi sta peggio, ci ammoniscono i normalizzati. A Noi esteti buongustai non resta che apprezzare il gesto tecnico che, con il rientro della nostra
Bela Gioia, torna a farci ricordare cosa sia il bello del calcio.
La
Roma si aggiudica la partita che valeva la seconda posizione contro un Milan che non riesce a concretizzare una agghiacciante superiorità territoriale. E’ punito dal più antico catenaccio – contropiede, citazione del mio antico parente (?) Rocco Nereo. Lenta ma solida dice Caressa della sua Rometta, ma dalla prossima vedremo quanto solida, perché a me dietro proprio non convince.
L’Atalanta fa la sciocchina buttandosi via al cospetto di una
Udinese che Gigio Del Neri ha ridisegnato con la sagacia tattica dei tempi antichi. Complimenti.
Tra le inseguitrici di sogni il
Napoli fa il bullo con il
Cagliari (facile neh,?) e l’Inter il
gadano con un
Genoa vergognosamente genuflesso. Anche il
Chievo non deve sudare per nulla per sottomettere il
Palermo, ma è ormai morto e sepolto.
La
Fiorentina, lemme lemme, risale la china con la forza del giuoco che il
Sassuolo sembra aver smarrito. Da tenere d’occhio i giovinotti Chiesa per i violacei e Ricci dei neroverdi.
Bene la
Lazio, sempre messa in campo con giudizio da Inzaghino junior, che smazzuola ben oltre il risultato la
Sampdoria del triste Giampaolo.
A proposito di tristezza, tristezza da spettacolo calcistico nello specifico, una partita come
Bologna- Empoli, ne è il trionfo assoluto (zero a zero a zero a zero a zero, nulla)!
Il
Crotone dà segni di vita, ma lo fa contro un
Pescara in rigor mortis avanzato. Si distinguono l’arbitro Damato, pessimo come sempre, e Palladino, il miglior uomo della compagine calabra, anche in senso di dedizione al sacrificio, non proprio il suo punto forte. Se ne avesse avuto un briciolo in più negli anni, addietro staremo parlando di un altro giocatore militante in un'altra squadra …

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