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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Calcio giocato di S. BIANCHI del 11/04/2017 07:57:48
Ancora Barça!

 

Per quattro volte abbiamo incrociato le armi col Barcellona in sfide a gara doppia, ma mentre le prime due volte i blaugrana erano una squadra come tante altre, nelle ultime due sfide la squadra era notevolmente salita nel ranking europeo, pur se ancor poco rispetto al livello raggiunto negli ultimi anni. E quando invece l’abbiamo finalmente incontrata in gara singola….

La prima sfida risale al secondo turno di Coppa delle Fiere 1970/71. E’ la Juve di Picchi e Boniperti e la Juve vince entrambe le gare col risultato di due a uno: in Spagna segnano Haller e Bettega, mentre al Comunale il risultato è già in cassaforte al venticinquesimo per le reti di Bettega e Capello. Una bella cavalcata porta poi la Juve alla finale di quella tredicesima edizione della coppa, persa per la neonata “regola dei gol fuori casa”: pareggiando due a due a Torino, complice un terrificante Piloni, il Leeds si aggiudica la Coppa impattando uno a uno in Inghiltrerra.

La Juventus è ora nelle mani del Trap, ma stavolta col Barcellona non va bene: dopo l’uno a zero di Julio Alberto al Camp Nou, a Torino non riusciamo ad andare oltre l’uno a uno. Apre le marcature Archibald alla mezz’ora: Tacconi sta per far suo un innocuo spiovente, ma è uccellato di testa dallo scozzese, che fa passare il pallone tra i guantoni del portiere e il palo. Un quarto d’ora e Platini pareggia, ma il tambureggiante attacco bianconero produce solo mischie furibonde in area di rigore e palloni che attraversano a più riprese l’area piccola, senza che nessuno riesca a scagliare in rete il gol-qualificazione. Marco Pacione, al posto dell’infortunato Serena, sbaglia tutto quanto è possibile sbagliare: Juve poteva passare il turno o essere eliminata, per Pacione poteva aprirsi una brillante carriera di centravanti d’area, o restare nell’anonimato. Per entrambi si è verificata la seconda ipotesi.

Il bilancio ancora negativo in semifinale della Coppa delle Coppe 1990/91. Quella stagione che dovrebbe essere all’insegna del calcio-champagne di Luigi Maifredi si trasforma presto in calcio-gazzosa, ne è il paradigna la doppia gara col Barça: in Spagna inizia bene, con Casiraghi in rete già al dodicesimo, ma in venti minuti è buio fitto: doppietta di Stoichkov e rete di Goicoechea. Al ritorno, il gol del vantaggio di Roby Baggio con una delle sue punizioni e il Barcellona quasi contemporaneamente rimasto in dieci per espulsione, permettono alla Juve di schiacciare gli spagnoli nella loro area per l’ultima mezz’ora, purtroppo senza esito. La doppia gara è decisa dalla differenza tra i due tecnici, ben evidente all’andata, quando la squadra allenata da Cruiff andava a nozze contro la zona di Maifredi, non corroborata da adeguato pressing difensivo.

Riportiamo i conti in parità nei quarti di Champions League 2002/03. Il risultato di Torino, uno a uno per le reti di Montero e Saviola, pare favorire il passaggio del turno degli spagnoli, ma al ritorno gli uomini di Lippi vanno in vantaggio a inizio secondo tempo con Nedved. Il pareggio di Xavi al 66’ e l’espulsione di Davids poco dopo, fanno sperare i catalani, ma quella grande Juventus, senza subire più di tanto, rendendosi anzi frequentemente pericolosa come giocasse in parità numerica, porta lo scontro ai supplementari. Dopo 114’ di gara equilibrata, una deviazione sottomisura di Zalayeta ci regala il passaggio del turno. Inutile ricordare che, dopo aver sbriciolato il Real Madrid in semifinale, ci siamo persa la Coppa all’Old Trafford.

Infine, la finale Champions del 2015. La Juve di Allegri, schierata col “vecchio” 4-3-1-2, scende in campo con Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Evra (Coman); Marchisio, Pirlo, Pogba; Vidal (Pereyra); Tevez e Morata (Llorente). La Juve esce sconfitta ma a testa alta dall’Olympiastadion di Monaco, dove ha giocato con coraggio e personalità. E’ stata gelata a freddo da Rakitic dopo una buona partenza, al primo affondo blaugrana, ma ha stretto i denti e pur soffrendo ha replicato a sprazzi, riuscendo anche a rendersi pericolosa con Vidal e Morata dalle parti di ter Stegen. La squadra di Luis Enrique, in avvio di ripresa, ha dato l’impressione di poter dilagare, ma riesce a chiudere i conti e al 55’ subisce l’uno a uno: Marchisio, di tacco, lancia in area sulla destra Lichtsteiner, centro di prima per Tevez, girata e respinta di ter Stegen che nulla può sul tap-in di Morata. Un gol bello come quello di Rakitic. La Juve rianimata potrebbe anche raddoppiare con i tiri da fuori di Tevez e Pogba, ma dopo una “cinturina” di Alves a Pogba in area, sul rovesciamento di campo Suarez, in tap-in su tiro di Messi, batte Buffon. La Juve si ributta sotto, combatte e sfiora il pari per una quasi autorete di Mascherano, per una capocciata di Pogba e proprio al novantesimo ter Stegen devia miracolosamente un gran tiro di Marchisio dalla distanza. La gara la chiude Neymar al 97’, nel contropiede concesso da una Juve stremata. E’ tre a uno per il Barça: il sogno svanisce. Dopo Calciopoli, resta la consapevolezza di aver ormai riacquisito di diritto un posto tra le Grandi d’Europa.

Ai quarti di Champions 2016/17 potevamo augurarci d’incontrare Leicester, Borussia, Atletico o Monaco: l’urna di Nyon ci ha evitato Bayern e Real, ma ci ha fatto incontrare il Barcellona, e per di più con che la gara di ritorno in Catalogna. Quattordici anni fa, alla Juve di Lippi andò bene, ma per le mie speranze non faccio conto sulla cabala, piuttosto sul fatto che oggi la Juve è una squadra consapevole, sia dei propri difetti, sia della propria forza. Benvenuto Barcellona, il caso ci permette una rivincita ravvicinata: le vendette lasciamole ai piccoli. Questa è una grande sfida tre due grandi squadre. Rispetto a due anni fa, a mio parere il Barça è un po’ calato: è vero che ha appena rifilato sei reti al PSG, ma ne aveva presi quattro al Parco dei Principi. Nel frattempo, per me la Juventus è cresciuta, e stavolta potremmo farcela, se tutti e quattro diamo il massimo. Quattro? Sì: Squadra, Allenatore, Stadium e … Sorte.

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