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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di S. BIANCHI del 05/05/2017 09:08:21
Ricordo di Cestmir Vycpalek

 

Quel ragazzino cicciottello dai fondamentali così precocemente raffinati, che passava tutto il suo tempo a giocare a pallone nel cortile di casa e allo Stromovka e che babbo Premsyl portava sempre a vedere lo Slavia Praga allo Spartan, che poteva diventare? Un bravo calciatore. Giusto, ma solo dopo aver conseguito il diploma all’Accademia Commerciale: questa era la condizione posta da mamma Jarmila. Così Cestmir, a diciassette anni ha, sia il diploma ottenuto a pieni voti, sia il posto in prima squadra nello Slavia, dove inizia subito la carriera da professionista. Nel 1944, i nazisti, come nemico del terzo Reich, lo deportano a Dachau per otto mesi d’inferno, ma Hitler sta perdendo la guerra, e le sue truppe in ritirata abbandonano anche il campo di concentramento: il giovane Vycpalek riacquista la libertà e con lei il posto nello Slavia Praga.

Gioca ancora due anni tra i biancorossi e la fortuna bussa infine alla sua porta nei panni del signor Foresto, proprietario di un famoso night club di Praga ed importatore di vini piemontesi in Cecoslovacchia. Egli riconosce in Vycpalek le caratteristiche del grande Giovanni Ferrari, il cervello bianconero della Juve della prima cinquina, anche se di piede opposto. Guarda caso, il signor Foresto è amico del segretario della Juventus, che informa il presidente Piero Dusio, che non si fa sfuggire l’occasione. Dell’affare fa parte anche Julius Korostelev, ficcante e talentuosa ala sinistra dal gran tiro e infallibile dagli undici metri. Il campionato che disputano in Italia è ottimo, pur terminando secondi alle spalle di “quel” Torino (Bacigalupo, Ballarin, Maroso...).

Vyclapek diventa subito “Cesto” (Korostelev, invece: “Costoletta”) ed è una mezzala destra dai grandi fondamentali, pallone appiccicato al piede, visione di gioco ed è anche pericoloso in zona gol, per il gran tiro di cui è dotato. Ma rispetto a Ferrari è lento: è per questo che a fine stagione 1946/47, dopo cinque reti in ventisette presenze, è dirottato al Palermo, dove si consacrerà gran campione e al contempo, idolo della Favorita.

Dell’anno di Torino resterà una gran nostalgia, l’amore per la Juventus e l’amicizia con Boniperti, che nel 1970 chiamerà questo maestro di calcio ad allenare i ragazzi bianconeri. Il campionato successivo, per la malattia e la successiva morte d’Armando Picchi, dal 28 febbraio, con la stagione ormai compromessa, sostituisce l’ex libero sulla panchina della prima squadra. E’ una Juventus impostata da Boniperti per ricominciare a vincere, ma anche Vycpalek mette qualcosa di suo. E’ una bella squadra, con Bettega prima punta e Anastasi “falso nueve”, con un grande Sandro Salvadore a guidare la retroguardia. Il “suo” che ci mette Cesto è evidente quando si capisce che la malattia di Bettega non sarà breve: Vycpalek convince il “pigro” Haller a fare da seconda punta a fianco d’Anastasi, a sua volta utilizzato più stabilmente in avanti. Una genialata che significherà quattordicesimo scudetto. A dimostrare la solidità della costruzione, lo scudetto è bissato nella stagione 1972/73, l’anno seguente, con Zoff a parare tutto e la seconda genialata di Vycpalek: l’oculata gestione del “vecchio” Altafini, messo nei panni di Giulio Cesare (“Veni, vidi vici”), che subentrava a fine gara e immancabilmente metteva la sua firma sul tabellino. Peccato per quella finale di Coppa dei Campioni persa col Grande Ajax. L’anno dopo la Juve manca il tris, arriva seconda dietro la Lazio di Maestrelli, con Vycpalek che lascia la panchina a Parola per ricoprire, dapprima il ruolo di Direttore Tecnico, poi quello d’osservatore.

Il pacioso boemo, “reo soltanto di aver importato il nipote Zeman in Italia”, muore ottantenne, quindici anni fa, il 5 maggio 2002. E’ il trentesimo anniversario della tragedia del volo AZ112, che si schianta nei pressi di Punta Raisi con centoquindici persone a bordo, tra cui “Cestino”, il figlio maggiore di Vycpalek. E’ anche il giorno della conquista del ventiseiesimo scudetto, con la Juve di Lippi che regola l’Udinese fuori casa due a zero, con le reti di Trezeguet e Del Piero, sorpassando, all’ultimo istante, un’Inter sconfitta a Roma dalla Lazio. Un bel modo per ricordare il grande boemo.

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