Di CrazeologyIn giorni come questi, può essere bello poter raccontare una piccola storia (vera), utile a capire come dovrebbe essere davvero, per ogni tifoso, un derby. La storia è quella di due tifosi, uno del Toro (Santino) e uno della Juve (Nicodemo). Erano due cognati, perché sposati con due sorelle, ma erano soprattutto due amici. Arrivati a Torino dal Sud durante gli anni del boom economico per trovare lavoro, vivevano e lavoravano nella provincia di Torino (Santino è un ex dipendente Fiat). Per loro il derby era un modo di stare insieme, tra una chiacchiera e un’altra, e un reciproco sano e divertente sfottò (quest’ultimo sempre utile a non prendere il calcio troppo sul serio). Avevano coltivato questo loro sano rapporto di amicizia, pur sulle rispettive barricate, anche andando allo stadio a vedere le partite, fin dai tempi in cui il grande calcio italiano era solo a Torino. Gli anni 70, infatti, per la città di Torino furono calcisticamente leggendari, perché sia Toro che Juve per qualche anno si sono giocati il titolo duellando punto a punto, e quelle formazioni sono tuttora amate e citate da ogni calciofilo che si rispetti. E per le rispettive tifoserie, quelle formazioni sono vere e proprie poesie da recitare ogni volta che l’occasione lo merita, in modo da tramandarne il ricordo anche alle nuove generazioni. Pur con alti e bassi delle rispettive squadre, anche nel corso dei decenni successivi la loro solida e colorata amicizia non cambiò di una virgola. Poi, ad un certo punto, Santino e la sua famiglia si spostarono a vivere in Abruzzo (piccola inutile curiosità, proprio nel paese di origine del tifoso Juventino Marco Verratti, oggi talentuoso centrocampista in forza al PSG). Così, con lo stesso spirito di sempre, tutte le volte che “Nico” durante le sue vacanze estive si trovava a passare in Abruzzo a casa di Santino, gli portava volentieri qualche gadget del Toro (calendari, riviste, gagliardetti, cappellini, e simili). La tavernetta di Santino è tuttora piena di oggettistica granata di vario genere e, se non tutta, molta di questa ha come provenienza l’amico e cognato Juventino Nico. Qui sotto solo alcune cose a caso tra le tante:



E quando ciò accadeva, e loro quindi si rincontravano, nasceva nuovamente la possibilità di fare qualche buona chiacchiera e farsi qualche reciproco sfottò. Come sempre.
All’inizio del nuovo millennio però, successe qualcosa di grave, Nicodemo venne colpito da un male incurabile, e dopo un lungo periodo di cure, dopo molte sofferenze venne a mancare (è il 2001). Un parente, ma soprattutto l’amico, con cui Santino poteva scherzare di calcio, all’improvviso non c’era più.
E così gli anni successivi passarono veloci, e periodicamente la malinconia si rinnovava, come sempre succede, quando si rispolverano i ricordi… Così va la vita, sempre ingiusta e spietata quando meno te lo aspetti.
Poi, un bel giorno arriva l’estate del 2011, e Santino decide che è arrivata l’ora di dare la classica periodica “mano di bianco” alla tavernetta, e così vengono spostati i mobili e tolti i quadri dalle pareti. Giù dai muri anche i tanti gadget granata, e tutti pronti col pennello in mano. E l’occhio, all’improvviso, cade su un vecchio folkloristico gagliardetto, dove sopra c’è disegnato un torello forte e orgoglioso davanti ad una bacheca.

Ma in realtà, l’occhio non cade sull’immagine davanti, ma sul retro, precisamente sulla stecca di legno della parte alta, dove c’è il piccolo lacciuolo che serve ad appenderlo al muro. Lì c’era qualcosa di strano, qualcosa che mai nessuno fino a quel momento aveva notato. Un piccolo particolare. Qualcuno, e non poteva essere che il buon Nico perché la calligrafia era proprio la sua, tantissimi anni prima, chissà quando, di nascosto ci aveva scritto sopra con una matita:


21 novembre 1982 = 34 ½ = Platini 1-0
(Platini, infatti, segnò in quel derby tra il 34° e il 35° minuto)
Per la serie:
“Caro Santino, in questa tavernetta puoi appendere tutto il Toro che vuoi, ma tanto la Juve è sempre molto meglio. Rassegnati”. Insomma, il classico sfottò, una piccola pernacchietta in perfetto stile Nicodemo. A leggere quella piccola scherzosa provocazione, Santino si è commosso, perché le emozioni vivide di un amico che non c’è più si sono fatte avanti con una forza inaspettata e la nostalgia all’improvviso ha traboccato. Gli sembrava tanto una lettera, un'affettuosa pacca sulla spalla proveniente addirittura dall’aldilà. Ed ecco i lucciconi spontanei e improvvisi, in un misto di emozioni diverse ma concordi nella direzione: divertimento, amicizia, affetto, ricordi, nostalgia, malinconia. La divertente provocazione di Nico era forse nata per essere scoperta in un periodo molto più breve, e invece casualmente si era trasformata in un “messaggio in bottiglia” lanciato nel grande mare del tempo, ed era arrivato al destinatario addirittura con qualche decennio di ritardo, dopo aver navigato e galleggiato per migliaia e migliaia di giorni senza che nessuno lo raccogliesse casualmente sulla spiaggia. Il destino, evidentemente, aveva un programma più bello e poetico di quello che aveva Nico a suo tempo. Anche dall’aldilà, in un altro luogo, in un altro mondo, in un’altra vita, il messaggio che arriva fino a noi sembra essere che la vera amicizia non muore mai.
Questo è lo spirito che dovrebbe sempre avere un derby: lo sfottò come una buona scusa ludica per poter essere amici e non nemici.
Il derby come un modo per essere "diversamente" vicini, e non per essere lontani. Questo è lo spirito che tutti i tifosi dovrebbero avere, non solo a Torino, ma in tutti i derby del mondo.
- Video del Derby del 21-11-1982
Questo articolo è anche pubblicato a pg. 15 sul Freepress JUVETORO, n° 21, anno VI, del 6 maggio 2017.
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