L’improvvisa morte di Oliviero Beha di qualche giorno fa, come tutti sanno, ha colpito il mondo dell’informazione, ma è successa una cosa interessantissima nelle prime ore dopo la sua morte. I forum bianconeri del web hanno lasciato aperte le discussioni (tecnicamente si chiamano “Topic”) che ne riportavano la notizia, addirittura nella loro sezione principale, ossia dove si parla solo di Juventus a 360°. Il motivo di questa strana scelta è evidente. Si tratta di un grande segno di riconoscimento collettivo verso un giornalista che ha sempre fatto il suo lavoro onestamente e liberamente, con forte senso civico, e che pur essendo un tifoso viola ha saputo mantenere l'equilibrio mentale necessario per capire, discutere e diffondere la verità sul Calciopoli. E non solo, ne ha pagato anche le conseguenze di persona al TG3, da dove fu allontanato per ciò che di scomodo diceva; e bisogna anche ricordare che si beccava spesso insulti da qualche tifoso (viola e non) per questo.
Ma lui non si faceva condizionare. Mente davvero libera la sua, non acquistabile al mercato per qualche spicciolo o per un po’ di fama effimera. Gravissimo il fatto che non avesse qualche programma televisivo sempre presente in tv, per fare un po' di informazione e riflessione (su qualunque argomento) su larga scala. E la cosa grave è che ce ne sono pochi giornalisti così, e quelli che ci sono, appena toccano tasti sensibili, vengono emarginati immediatamente o il “sistema Italia” gli fa la guerra.
La sua vera forza era il suo approccio, l’apertura mentale. Sicuramente gli piaceva “sfrucugliare” nel lato storto delle cose, un po’ di tutti i generi, e nel farlo nella sua lunga carriera qualche volta avrà forse anche sbagliato, come capita a tutti gli esseri umani di tanto in tanto. Ma il punto è che quando sbagliava, era solo perché gli mancava ancora qualche pezzo del puzzle, e non per malafede. Del resto è ovvio che, fatte salve le opinioni personali, comunque non si può mai conoscere sempre tutto di tutto su tutti gli argomenti. C'era però sempre la possibilità che in un secondo tempo egli potesse accedere ad altri dati o informazioni che potevano cambiare la sua visuale, il quadro complessivo, e a quel punto non aveva paura di renderli noti per paura di perdere la faccia o altro. Anzi. Per esempio, fu proprio lui che nel 2006 coniò inizialmente il termine “Moggiopoli”, ma non appena cominciò a capire che qualcosa nello scandalo non quadrava, cambiò immediatamente termine (Calciopoli). E con il tempo, continuando a seguire gli eventi e le relative vicende collegate, processi penali in particolare (ma non solo!) arrivò a mettere in discussione tutta l’inchiesta per intero e tutto il calcio italiano per intero (quest’ultimo in realtà quasi da sempre).
Fa ancora impressione agli Juventini, oggi, rivedere i video su youtube che lo riguardano. I suoi piccoli, brevi e affilatissimi interventi nello spazio del TG3 della domenica sera di alcuni anni fa, sono un cult per tutto il tifo bianconero seriamente controinformato su Calciopoli, così come i tanti video di dibattiti pubblici e le conferenze a tema. Ma oltre al TG3, e agli articoli, ha partecipato anche con delle interessantissime riflessioni all’unico vero serio film su Calciopoli che sia stato girato, intitolato “Nel Paese di Giralaruota” . E ha anche dato la sua disponibilità, previa conoscenza della data e della location, e compatibilmente ai suoi impegni già presi in precedenza, a partecipare ai dibattiti ad eventuali proiezioni del film in giro per l'Italia. Gli interessava molto che la nostra verità, ossia quella bianconera, fosse diffusa e che la gente ci si confrontasse. E' stata davvero una brutta notizia per gli Juventini questo lutto. Se mai un giorno, appena sbarcati gli alieni sulla terra, la Juve dovesse avere giustizia, e riottenere indietro scudetti e onore, tutti noi gobbi dovremo avere la forza di ricordarci di lui, come di tutti quei piccolissimi gruppi di tifosi che hanno combattuto mille battaglie per la verità. Quel po' di verità che si è riusciti a diffondere, nel triste paese di Machiavelli, è quasi solo grazie a loro.
Senza saperlo, non nella forma, ma nella sostanza, Beha era uno di noi. Oliviero forse da lassù non condividerà questa definizione, questa curiosa classificazione, forse egli giustamente si sentiva solo un semplice bravo giornalista che lavorava con lo spirito del serio cittadino di un paese democratico, e poi non era per niente un tifoso della Juve; ma per noi rimasti quaggiù poco importa perché, per via del suo lavoro su Calciopoli, Beha ormai era assolutamente uno di noi.
Grazie Oliviero, davvero grazie di tutto.
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Note: - Questo articolo è pubblicato anche a pg. 11 del Freepress cartaceo JUVETORO, n. 24, anno VI, del 21-05-2017. Per scaricare e salvare gratuitamente una copia in pdf del giornale, clicca sul tasto rosso in basso nella pagina che si apre cliccando qui: LINK