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Attualità di F. DEL RE del 29/06/2017 16:07:24
Di Biagio: più fumo che arrosto

 

Tanto tempo fa il comico toscano Giorgio Panariello, nel commentare fra il serio e il faceto un calciomercato estivo della sua Fiorentina, si esibì con un fantastico: "meglio piglià Di Biagio che di bischero...".L l’altra sera, al termine della semifinale dell'Europeo Under 21 fra la sua Italia e la Spagna, Di Biagio si è sicuramente preso "di bischero" allorquando ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Rimpianti? Zero. Abbiamo centrato l'obiettivo di rilanciare il calcio italiano".

In realtà di "italiano" nel commentare l'impresa degli azzurrini c'è solo il classico ragionamento mediocre per cui, si fissa un obiettivo minimo da raggiungere, per il quale non necessitano né particolari doti, né, una volta raggiunto, si meritino particolari lodi, e così si è a posto. In realtà non è così. Di Biagio aveva sotto mano una ottima nazionale, infarcita di elementi "anziani", ovvero al limite dell'età ammessa, con esperienza di serie A e persino europea, ragazzi prestatigli dalla nazionale maggiore, quali Donnarumma, Conti, Rugani e Bernardeschi, era stato sorteggiato in un girone facile, dove raggiungere i sei punti necessari per avere buone speranze almeno di essere ripescati come miglior seconda era un obiettivo tutt'altro che impossibile; l'obiettivo è stato raggiunto, ma percorrendo la via più impervia, a causa di una sconfitta assurda, pesante nel gioco e nel punteggio, contro una modesta Repubblica Ceca, rimediata con una vittoria contro i tedeschi sui quali aleggiava il sospetto che perdere contro l'Italia fosse per loro cosa più gradita rispetto alla vittoria, in quanto avrebbero evitato la temibilissima e favoritissima Spagna.

La semifinale è andata come è andata: una bella Italia ha condotto il match per tutto il primo tempo, ha preso gol nell'unica azione offensiva degna di nota degli spagnoli ad inizio ripresa e poi ha mandato in scena le prestazioni fra l'ingenuo e il mediocre dei due "milanesi" Donnarumma e Gagliardini che hanno definitivamente vanificato l'impresa di Bernardeschi di pareggiare il match in inferiorità numerica. Una sconfitta onorevole contro i marziani iberici, seguita ad una vittoria di Pirro contro gli altrettanto temibili tedeschi; insomma: un torneo fra il buono e il decente, nulla di trascendentale, né per quanto espresso dalla squadra, né tanto meno per quanto aggiunto dal tecnico, che a parte l'idea del tridente atipico contro i tedeschi altro non ha proposto a livello di gioco e di idee, anzi: a ben vedere si è dato la zappa sui piedi da solo rivoluzionando la formazione contro i modesti cechi.

Questa "storia" degli azzurrini può essere raccontata in tanti modi, ci possiamo trovare spunti interessanti per il futuro, si possono individuare talenti che si spera emergano a breve, vista anche l'età non più verdissima di molti di loro, ma definire questa "impresa" al punto tale da "aver rilanciato il calcio italiano" fa ridere, se non facesse proprio piangere. E' una dichiarazione che evidenzia come ormai in italia la "cultura della vittoria" non esista più, almeno a livello internazionale; sentire un CT dell'Italia, di qualsiasi Italia, dichiarare che ha rilanciato il calcio italiano tutto, neppure quello giovanile e basta, dopo aver concluso un torneo simile, seppur giocato con onore, fa pensare che ognuno venda il proprio fumo come se fosse l'arrosto più prelibato, fa pensare che elevarsi un tantino dalla mediocrità in cui è sprofondato il calcio italiano nell'ultimo decennio sia già un grande risultato. Ma intanto la finale la giocheranno Spagna e Germania; loro sì che da anni hanno rilanciato i rispettivi movimenti calcistici...

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