Di Dino PavanCi sono giorni in cui ho l’impressione che la Juventinità stia facendo la fine dell’acqua nello scolapasta e se ne esca dai forellini per finire a disperdersi per sempre nei tubi di scarico del lavandino.
Sono i giorni in cui sento qualche mio “fratello” dire: “Dopo sei anni di vittorie ci può stare che questa volta non portiamo a casa niente”. Sono parole che a me suonano
da alibi. Capirei se a parlare così fosse un esponente o un tifoso di qualsiasi altra squadra, ma uno dei nostri no.
Siamo la squadra del
Fino alla fine e de La vittoria è l’unica cosa che conta e ad
Ottobre già mettiamo le mani avanti? Sorvolo su quali possano essere le cose che si vedono e che portano ad esprimere un tale pensiero e mi concentro invece sul fatto
che ragionando così tradiremmo per l’ennesima volta la nostra Storia. Sono discorsi che si possono anche fare, è chiaro che prima o poi succederà, ma li si fa semmai a campionato concluso e dopo aver dato tutto per evitare che finisca così.
Siamo invidiati ,tra l’altro, per essere la Signora Omicidi e per gli scudetti vinti all’ultimo respiro grazie al fatto di aver insistito a combattere quando nessuno ci avrebbe più creduto.
Cosa facciamo? Rinunciamo per esempio alla eventuale possibilità di un altro bellissimo 5 Maggio solo perché in questo momento ci sembra impossibile? Rinunciamo a cercare di migliorare la squadra col mercato o attraverso gli allenamenti perché ci può stare che non si vinca tutti gli anni? Credo che chi ha il sangue bianconero si farebbe cucire la bocca con la macchinetta spara-graffette piuttosto che uscirsene con frasi del genere. E mi rifiuto di accettare una simile metamorfosi del tifoso juventino.
Allo stesso modo non riesco ad immaginare come sia pensabile che dopo questi sei anni sia lecito che possa esserci un po’ di appagamento. A parte il fatto che per esempio la rosa della squadra è molto cambiata nel tempo, abbiamo sì dominato in Italia ma in Europa tra finale mancata di Europa League e ceffoni finali di Champions da Barcellona e Real ce ne sarebbe abbastanza da
alimentare sete di rivincita anche in uno smidollato. Altro che appagamento!
Non vorremo mica dare ragione ad Arrigo Sacchi quando ci definisce come poco più che un Rosemborg qualsiasi?
E per trovare sempre nuovi stimoli verso continui trionfi non è sufficiente che ogni nostra vittoria venga denigrata e sminuita dal
Sapete solo rubare espresso dal Presidente all’ultimo dei tifosi avversari?
Ciò dovrebbe stimolare Società e giocatori a ripetersi nelle vittorie ma anche noi fratelli di tifo per quello che possiamo metterci da parte nostra:
non disperdere l’Anima di una Storia Vincente e mantenere alto il Nostro di sentimento; che non è ovviamente quello popolare e soprattutto è sempre stato grande ed invidiato perché non omologato a quello degli altri.
Noi non siamo mai appagati di vincere, rifuggiamo la sconfitta con tutte le nostre forze e se non ce la facciamo riconosciamo i meriti a chi ci ha battuto.
Ma solo alla fine e sereni solo se abbiamo dato fondo a tutte le risorse che avevamo.
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