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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. DEL RE del 16/11/2017 08:50:20
Mai dire Var!

 

Un VAR è per sempre. O almeno così pare che sarà, visto che il nuovo strumento di controllo e di correzione degli errori arbitrali pare essere la nuova panacea di tutti i mali (ovviamente juventini) del calcio italiano.
Ma non è la prima volta che succede. Anche quando fu introdotto il giudice di linea, anzi: i giudici di linea, in molti esultarono e sperarono di vedere finalmente sparire le molto presunte "ruberie" a favore della Juve. Il risultato è noto: durante le prime giornate i giudici di linea intervennero per ben due volte e per ben due volte a correggere errori commessi contro la Juve in suo favore. Fra i denti toccò sussurrare ai più, fra coloro che si iscrissero alla categoria degli entusiasti, che comunque anche gli arbitri di linea erano uomini e per tanto condizionabili dal mitologico "sentimento popolare" in favore dei gobbi, ovviamente. Il VAR no.

Il VAR pare essere una macchina senziente, incondizionabile, perfetta e quindi antijuventina, in quanto la Juve è il male. In realtà questa visione stereoptipata e fanciullesca è del tutto falsa, poiché lo strumento VAR è, come tale, utilizzato da uomini, uguali agli arbitri di linea di cui sopra, uguali agli arbitri di sempre e da sempre accusati di vendersi al male in bianconero. Il VAR non è stato ancora attaccato per un semplice motivo: non ha ancora favorito una sola volta la Juventus, anzi: l'ha danneggiata in almeno due occasioni: contro il Genoa, assegnandogli un rigore inesistente, e contro l'Atalanta, non attivandosi nel segnalare un rigore netto ai danni di Higuain, per tacer della presunta gomitata al simulatore Gomez. Ma non appena l'uomo che sta dietro la macchina prenderà una decisione sballata, o presunta tale, a favore della Juve anche il novello strumento antijuventino verrà rimesso in discussione, come d'altronde aveva fatto Sarri prima di tutti, dicendo che lui avrebbe voluto conoscere l'uomo dietro al VAR. Mica scemo.

Detto questo, come ampio preambolo, usciamo dalle polemiche partigiane e concentriamoci sullo strumento applicato al gioco in sé e per sé: le ultime applicazioni "varristiche" ci portano ad una riflessione su ciò che è il gioco del calcio e su ciò che rischia di diventare. Infatti uno dei rischi più prevedibili che può verificarsi con l'applicazione del VAR è quello di concedere una miriade di rigori "televisivi", ovvero il rischio che l'uomo dietro al VAR, seppur sia un arbitro e per questo esperto di campo, valuti sfioramenti appena percepibili come entrate spacca gambe. Vi è il rischio che l'uomo subisca il condizionamento dal televisore, che dentro di sé decida in base a ciò che vede lo spettatore medio, anzi peggio: in base a ciò che giudica lo spettatore medio che rivede le immagini al rallentatore. Perché quando l'attaccante allarga il piede non è mai rigore, neppure se c'è contatto, ma col VAR il contatto, anche minimo, anche innaturale, è rigore, perché così lo percepisce lo spettatore medio, mediamente ignorante, mediamente mai stato dedito ad alcuna attività sportiva, ovvero il football nel particolare. Però è colui che paga, colui che compra le gazzette, colui che di fatto decide della sorte degli arbitri. Ma questo non è più calcio.

Questo è uno show televisivo che dura due minuti e che interrompe il vero show; è per assurdo la pubblicità che interrompe il film e che, peggio ancora, ne condiziona la trama successiva. Ed inoltre tutto ciò sta determinando, e determinerà sempre di più, una certa timidezza da parte dei difensori nelle entrate, con quel ruolo che sara' sempre più sulla graticola, nell'occhio del ciclone. Inoltre si ha il rischio concreto per cui uno strumento che dovrebbe servire anche per individuare e punire i simulatori rischi di diventarne il loro primo alleato. E certe critiche di Buffon ad Immobile, in tal senso, non ci paiono del tutto campate in aria.

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