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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. DEL RE del 30/11/2017 13:45:07
Dualismi

 

La premessa è d'obbligo: considerare Napoli-Juventus una classica d'alta classifica del campionato italiano è sinceramente una forzatura, perché se la Juve è sempre stata, o quasi, in lotta per lo scudetto nei 120 anni della sua storia, altrettanto non si può dire per il Napoli, che va considerata una società "minore" fra quelle di elite.

Detto questo è altrettanto vero che negli anni '80 e più recentemente dall'approdo di Conte alla Juve sino ad oggi, questa sfida è stata spesso decisiva nella lotta scudetto fra i due club. Chi scrive non ricorda, causa la tenera età che aveva nell'anno in cui i fatti accaddero, l'entusiasmante volata dello scudetto '81 fra Juventus, Roma e Napoli, ma ricorda bene il secondo grande duello di metà anni '80, quando lo scontro fu fra Maradona e Platini, praticamente il meglio del meglio del calcio estero approdato in Italia dopo la riapertura delle frontiere nel 1980.
Lo scontro epico fra i due fuoriclasse assoluti fu dipinto, allora come oggi, come il classico confronto fra ricco e povero, fra nord e sud, fra l'arroganza del potere e la genuinità del popolo. Tutto un contorno inutile e sinceramente artefatto, clichè buoni per gli arruffapopolo che da sempre sono in azione in questo paese che ha un disperato ed incomprensibile bisogno di identificarsi in fazioni ed ovviamente di sentirsi sempre cucito addosso il ruolo del buono, del giusto, del Davide contro il Golia di turno.

In realtà quella sfida fu fra le più interessanti, seppur brevi, della storia, perché metteva di fronte due giganti del football di tutti i tempi. Fu anche una sfida impari, fra un Maradona al culmine della sua parabola sportiva ed un Platini ormai in fase discendente. Se durante la stagione 1984/'85 il duello vide affrontarsi due squadre lontanissime dalla lotta di vertice, il Napoli perché ancora in fase di costruzione, la Juve perché concentrata e proiettata sull'obiettivo primario della Coppa dei Campioni, le due stagioni successive videro, invece, i due club affrontarsi per il vertice della classifica. La prima volta fu la Juve a primeggiare, campione d'Italia sulla Roma, seconda, e sullo stesso Napoli, terzo; la seconda fu il Napoli a vincere il suo primo, storico scudetto davanti ad una Juve crepuscolare, ormai logora e finita nei suoi elementi migliori, primo fra tutti Roi Michel. Di quelle quattro partite, tre vinte dal Napoli ed una pareggiata, ho un ricordo nitido e sportivamente doloroso: la prima ci vide sconfitti per 1-0 al San Paolo, alla nona giornata d'andata, dopo un filotto di otto vittorie consecutive, a causa di una punizione surreale calciata a due in area da Maradona; la seconda ci vide pareggiare in casa per 1-1, in rimonta, con gol di Brio, punteggio buono per limitare la rimonta furibonda della Roma di Eriksson. Entrambi i match dettero l'impressione che un ciclo ormai decennale, quello di Trapattoni, stesse per giungere al suo naturale compimento; furono due match profetici, in tal senso, ed infatti si accompagnarono alla triste eliminazione dalla coppa dei campioni per mano di uno dei Barcellona meno talentuosi della sua storia di Champions' ed alla incredibile rimonta della Roma, vanificata grazie al suicidio giallorosso alla penultima di campionato contro il già retrocesso Lecce.

L'anno dopo fu persino peggio: a Torino fummo rimontati per 1-3 ed al ritorno perdemmo 2-1, lanciando definitivamente il Napoli verso la gloria. Quella Juve si spense già l'anno prima, come detto, ma la certificazione definitiva della sua resa sportiva avvenne con quelle due sonore sconfitte, che furono il prologo di altri otto anni difficili che si chiusero con l'arrivo della Triade e di Lippi a Torino. Dopo Maradona il Napoli divenne un club minore, sprofondato più volte nella mediocrità, fino al fallimento ed alla serie C affrontata con una nuova proprietà, quella attuale di De Laurentiis. Ed è grazie a questa rinascita partenopea che negli ultimi sette anni questa sfida ha preso i connotati della "classica" in maniera costante, persino di più, molto di più, delle sfide contro le milanesi, sprofondate in uno dei peggiori anonimati sportivi meneghini della loro storia.

Domani sarà match scudetto, decisivo forse no, sicuramente non per la capolista Napoli, ma importante per capire se, come trent'anni fa, anche oggi ci sarà un Napoli pronto a chiudere un'altra era in bianconero. Di sicuro, vada come vada, il dualismo del nuovo millennio, quello fra Dybala e Insigne, non fa altro che far aumentare in maniera esponenziale la malinconia di chi scrive verso quegli anni lontani in cui in Italia si affrontavano gli Dei del calcio, i fenomeni che oggi non esistono più, fatta eccezione per due signori che giocano altrove, nella Liga spagnola: Messi e Cristiano Ronaldo, i nuovi Dei.

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