Scrivo queste righe a caldo: rappresentano solo un primo sommario commento alla decisione di ieri della Corte di Appello federale riguardo i rapporti tra la dirigenza bianconera e il tifo organizzato all'interno del quale si è (o si sarebbe) insinuata la malavita organizzata.
Il nodo della vicenda lo conoscete: la dirigenza bianconera ha intrattenuto rapporti con la tifoseria, agevolando l'acquisizione di biglietti in sovrannumero e consentendo così il bagarinaggio. Per la società bianconera, questa vendita (non regalo, come accaduto altrove), accompagnata ai normali rapporti (incontri, eventi, ecc.) con i capi-tifoso, era concordata con la questura e con il solo intento di mantenere l'ordine all'interno dello Stadium. Per la Procura federale, vi era invece la consapevolezza di favorire la 'ndrangheta. Ora, come una procura sportiva possa inquisire qualcuno per reati extracalcistici (a maggior ragione dopo che la giustizia ordinaria ne ha valutato la totale estraneità) è una "bizzarria" sulla quale ci eravamo già soffermati.
Ma torniamo al dispositivo di ieri. Per Andrea Agnelli, inibizione confermata fino al giorno dello stesso dispositivo e residuo commutato in ammenda di centomila euro. Per la società, ridefinizione della pena di primo grado: chiusura della curva per una partita, e ammenda di seicentomila euro.
In molti hanno riecheggiato il testo della Corte di Appello: «parziale accoglimento» sia delle richieste bianconere che del procuratore federale. Ma quando mai!?
La Juventus e il suo presidente sono stati comunque sanzionati e, come fatto notare già in sede dibattimentale, la cosa rappresenta una disomogeneità ciclopica rispetto ai precedenti. Un altro evidente caso di
mancata parità di trattamento. Siamo ancora fermi al 2006.
Potrei ora riproporre le medesime considerazioni con le quali chiudevo il mio precedente sull'argomento (
LINK). Vorrei però fare notare che dopo quasi sette anni di "sterilizzazioni", "caschi blu", e regalie (ultima in ordine di tempo, la battaglia in sede europea per la quarta squadra in Champions League), il presidente della Juventus pare essersi lasciato indietro l'argomento della riforma della giustizia sportiva. Quella giustizia sportiva troppo a senso unico e grazie alla quale a rimetterci è spesso la Juventus, che ne riceve consistenti danni di immagine, con conseguenti ripercussioni anche a livello di visibilità e vendibilità del prodotto Juve.
Un invito che mi sento di rivolgere ai tifosi juventini è di sostenere il presidente bianconero criticandolo, spingendolo a impegnarsi sul serio per ristabilire la giustizia per le cose passate (attendiamo ancora la restituzione di due scudetti, per la quale ci aveva promesso battaglie mai neppure accennate) e a far riformare la giustizia sportiva, rendendola perlomeno credibile. Il consenso incondizionato non sarà mai uno stimolo per far prendere le armi contro i dardi dei Palazzi e dei Pecoraro di turno. Così come il consenso che ha ricevuto dagli altri presidenti di A per la poltrona dell'ECA è stato buono solo per il quarto posto in Champions, ma ora chi ci sta dando solidarietà? Pare che la lezione del 2006 non sia servita a nulla: quando capiremo che i teorici amici che ci affanniamo tanto a cercare tra le altre squadre di serie A, ridistribuendo capitali, facendo riformare le competizioni europee a loro vantaggio e appoggiando qualsiasi battaglia li renda più competitivi, non vedono l'ora dì pugnalarci alle spalle? C'è un tempo per la guerra e un tempo per la pace. Oggi più di ieri, siamo sicuri che non sia ancora giunto il giorno di deporre le armi. Giù le mani dalla Juve!
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