Che La Juventus non “sarà mai come il Real” (
LINK) è un'evidenza testimoniata dalla storia passata e recente.
Lo testimonia anche il presente, purtroppo lo certificherà anche il prossimo futuro.
La Juventus non sarà mai neppure come il Barça di Guardiola, né come quello di Valverde, perché il “guardiolismo“ (
LINK) è colpevole di aver azzerato l’abilità della fase difensiva in Italia.
La Juventus ha perso contro il Real anche perché, per battere i mostri sacri, ci vuole “un pizzico di fortuna” (
LINK), quella stessa fortuna o sfortuna che ha sbattuto sulla traversa altri 2 possibili bersagli: chissà di cosa staremmo parlando ora, se la goleada subita fosse stata un’imbarcata ancor più eclatante.
È deprimente analizzare la situazione del nostro calcio, ma nello specifico la situazione della Juventus, partendo da simili premesse;
premesse che poi portano ad alibi che non sono altro che tappeti sotto i quali nascondere la polvere.
Non è mia intenzione voler analizzare tecnicamente le ragioni della sconfitta, sconfitta che non è relativa ad una partita in sé e per sé, ma è la certificazione autenticata della “cultura“ societaria della Juventus F.C., troppo preoccupata nel rispettare il suo atavico
provincialismo d’élite per rendersi conto che oggi, ma anche ieri, ma più di ieri, questa bella patente da “noi siamo quelli che sputiamo sangue” non paga più: non è più valida nei circuiti europei, pur se consenta di girovagare e salire sul podio nelle polverose e piene di buche strade italiche.
Per questi motivi, e qui entro nel merito di questo mio scritto, vado controcorrente rispetto al tributo concesso a Ronaldo, campione assoluto, autentico uomo del destino a cui la sorte, la classe, l’incoscienza del fuoriclasse, ha regalato un gesto tecnico destinato a diventar l’immagine scolpita del calcio che vince.
Sia chiaro: anch’io, quale amante del calcio, avrei tributato la standing ovation al fenomeno lusitano, ma quella assoluta meraviglia va interpretata, perché lo è, come il
bulldozer che ha distrutto il muro ideologico dietro il quale si protegge la Juve. Ecco perché a quegli applausi a Ronaldo avrei dato seguito con fischi verso l’amata Juventus: sì, fischi incessanti sino alla fine, allo stesso ritmo della pioggia, oltre la pioggia e ben oltre la fine della partita: fischi
non a Buffon, Chiellini o Dybala, neppure a De Sciglio e, udite udite, neppure ad Allegri.
Fischi agli alibi passati, presenti e futuri, fischi al confine, fischi al non gioco, alle plusvalenze, fischi “a chi vuole andare, vada”. Fischi perché la Juve è come il Real, come il Manchester, come il Barça, il Bayern, il Milan: e la storia deve rendersene conto.
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