Una settimana prima lo Stadium si era levato in piedi e aveva applaudito la prodezza balistica di Cristiano Ronaldo; il portoghese aveva apprezzato e ringraziato. In quel momento avevo pensato che stavo avendo una percezione nuova del portoghese: grande calciatore e professionista invidiabile (lo pensavo prima e lo penso tuttora), ma in grado anche di concedersi a sani gesti di sportività da e verso una tifoseria avversaria.
La partita e gli atteggiamenti di mercoledì scorso hanno fatto crollare quella percezione. CR7 è stato misero nelle troppo numerose cadute in campo, teatrale nelle reiterate proteste in cerca di cartellini agli avversari e soprattutto miserabile nell'esultanza irrispettosa di fine partita.
Non c'entra che il rigore fosse «stradubbio», un campione, un fuoriclasse lo si misura soprattutto dal fairplay che dimostra verso gli avversari. A maggior ragione se già durante la partita è stato consapevole del valore che essi hanno esibito. Novanta minuti nei quali il lusitano ha sofferto e cercato a più riprese il conforto del pubblico.
Insieme a tutti gli altri compagni ha patito la miglior Juve del quadriennio, si prenda la qualificazione (raggiunta nel modo che abbiamo visto), ma non se ne vanti troppo: non tutte le vittorie hanno il medesimo valore.
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