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Attualità di M. LANCIERI del 19/07/2018 07:41:22
Conte e l’arte del compromesso

 

Si è da pochi giorni conclusa l'avventura di Antonio Conte al Chelsea: una fine mesta, sancita da un freddo comunicato della società, che gli ha riconosciuto i meriti evidenti di questi due anni (chiusi con la migliore media punti ed il maggior numero di vittorie ottenute da un allenatore rimasto ai blues per almeno due stagioni), forse più con l'intento di auto-celebrare la scelta fatta due stagioni addietro dalla società che con la volontà di ringraziarlo. Non è infatti un mistero che tra Antonio e la dirigenza russo-londinese si sia appena conclusa (o sia tuttora in atto, non è dato sapere…) una battaglia aspra, che ne ha ritardato l'allontanamento e ha di conseguenza procrastinato anche l'arrivo del nuovo allenatore Sarri (quest'ultimo giunto alla corte di Abramovich al termine di un’altrettanto faticosa trattativa con De Laurentiis).
Personalmente, non perderò mai una briciola di affetto per chi, da giocatore e capitano, sputò il sangue in campo e successivamente, da allenatore, orchestrò la resurrezione della Juve dalla panchina. Conte rappresenterà sempre l'anima della Juve che piace a me: quella che non si accontenta mai, che pretende di dominare e dimostrare a sé stessa e al mondo di essere la più forte. Di conseguenza, non nascondo che mi ha fatto piacere vederlo vincere anche all'estero, dove i soliti haters prevedevano che avrebbe fallito, visto che "non sa neanche parlare in inglese", ma ugualmente mi ha rattristato vederlo chiudere in questa maniera la sua avventura inglese.

Da suo fan, devo muovere ad Antonio un appunto, con la massima stima ed il massimo affetto. Il suo carattere spigoloso, mai domo, da vero combattente, lo porta ad essere amato da tanti tifosi e anche da gran parte dei giocatori, in particolare quelli che vogliono la vittoria sopra ogni cosa. Basta ripensare ai continui attestati di stima che gli sono stati rivolti da Pirlo, un giocatore che ha avuto a che fare con una serie lunghissima di ottimi allenatori, con i quali ha vinto tutto, ma che non si stanca di ripetere quanto fosse affascinato dal mister salentino, o da De Rossi, che pur avendolo incontrato per una vita da avversario, quando poi lo ha avuto come allenatore in nazionale ha raccontato di esserne stato conquistato. Quel suo carattere così forte, però, evidentemente non lo sta premiando nei suoi rapporti con le società per cui lavora.
A tutto questo, poi, si aggiunge la dicotomia che si è venuta a creare tra la sua ambizione e la percezione che sembra essersi fatto, di lui, chi lo assume. Conte è un ambizioso incontentabile: se fosse un alpinista, dopo avere scalato tutti e 14 gli 8.000, probabilmente si metterebbe alla ricerca di un fantomatico 9.000, perché non sa fermarsi mai. Si è però fatto la fama di allenatore capace di fare le nozze coi fichi secchi: Abramovich lo volle a Londra dopo il decimo posto dell'ultima stagione di Mourinho, per ottenere immediatamente buoni risultati, ma i tempi delle vacche grasse al Chelsea sono trascorsi da un pezzo. E lo stesso Special One non fece mistero dei problemi che aveva incontrato in una società che non lo assecondava minimamente, contrariamente a qualche anno prima, sulle indicazioni di mercato. Conte forse si era illuso che, vincendo immediatamente il campionato, la dirigenza del Chelsea avrebbe investito pesantemente per puntare ai vertici europei e invece si è ritrovato con una squadra addirittura indebolita, rispetto alla stagione precedente.

Una situazione di questo tipo era insostenibile per entrambe le parti, a maggior ragione se si considera che il Chelsea, stando alle voci sempre più insistenti che arrivano da Londra, sembra disposto a disfarsi anche di Courtois, Kanté e Hazard, che potrebbero essere rimpiazzati da Donnarumma, Jorginho (già acquistato) e Higuain. Se davvero questa è la linea del Chelsea, è molto meglio per entrambi avere diviso le proprie strade e per i londinesi affidarsi a Sarri, che già a Napoli era abituato ad un presidente che faceva e disfaceva a suo comodo, per di più addossandogli le responsabilità degli insuccessi della sua squadra ad ogni occasione.

Dal canto mio, auguro a Conte che impari l'arte del compromesso, certamente meno affascinante di quella della guerra, ma altrettanto certamente più redditizia. Non vorrei mai vederlo trasformato in un ruffiano, ché non lo riconoscerei più, ma un minimo di furbizia e capacità di piegarsi a determinate situazioni gioverebbero anzitutto alla sua carriera.

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