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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di S. BIANCHI del 20/08/2018 08:13:40
Grazie, Claudio!

 

Con una punta d’invidia, i suoi compagni lo chiamavano “Principino”. Arrivava agli allenamenti in giacca e mocassini, elegante, così come elegante è il suo modo di fare, i lineamenti, il parlare, lo stare in famiglia e con i tifosi. Sempre misurato, fedele, bianconero fin nel midollo. Di lui, in campo, ricordo solo ottime giocate e mai, dico mai un fallo cattivo. Perché c’è modo e modo di impedire la ripartenza altrui, a parte il potersi prendere l’ammonizione: efficace e misurato anche nel fare fallo, nella scelta della metodica e nell’impiego di energia.

Parlare di lui che se ne va in silenzio, ora che inizia il “campionato di Ronaldo”: è chiaro che voglio vedere cosa farà il supercampione e quanto gli arbitri tollereranno i falli di chi sarà costretto a marcarlo. Ma, sinceramente, e lo giurerei, se fossi religioso, sono più interessato a sapere quale sarà l’avvenire di Claudio.

Pur aggregato più volte da Capello alla prima squadra, nel 2005/06 non prende nemmeno un gettone di presenza. Esordisce in prima squadra con Deschamps, in quel tentativo di ricostruzione dopo la prima retrocessione al mondo, determinata dall’ultimo posto in classifica nel sentimento popolare. La ricostruzione era solo rimandata al ritorno di un Agnelli “vero” alla guida palese della squadra, e Marchisio è stato una delle colonne di questa rifondazione. La rinascita, guidata inizialmente in panchina da Antonio Conte, è stata la nostra vendetta sportiva dopo lo scempio blasfemo di Calciopoli. Vendetta che porta anche la firma di Marchisio: sette Scudetti consecutivi, quattro “double” di fila e tre Supercoppe di Lega. Una risposta da campioni, da veri bianconeri, a chi ci obbligò a vincere (anche) un campionato di Serie B.

Il DNA bianconero di Marchisio è certificato dal suo tifo di bambino e dal gioioso iter nelle squadre giovanili della Signora, una crescita impreziosita dalle vittorie di un “Viareggio”, di uno Scudetto e di una Coppa Primavera. Anche per la maturazione accelerata dalla rifondazione di cui si diceva, Claudio è stato precocemente e a lungo tra i più forti centrocampisti europei per l’intelligenza di gioco, il tiro da fuori area, l’eleganza del movimento e dei fondamentali, la fisicità, l’abilità nel recupero e nella gestione del pallone nelle ripartenze, oltre che per gli inserimenti in avanti e per l’essere un vero jolly di centrocampo. Il tocco in più di Marchisio, il raggiungimento della perfezione, è stato il sapersi caricare la squadra sulle spalle quando è servito e una juventinità che non ha confronti.

Nella stagione in cui termina la sua evoluzione calcistica, dall’attaccante che era nelle squadre giovanili a regista arretrato in coppia con Sami Khedira, subisce anche l’unico grave infortunio della sua carriera, la rottura del crociato anteriore sinistro. Poi, nella stagione scorsa, sia per nuovi problemi fisici, sia per la concorrenza a centrocampo, cumula un numero inferiore di presenze in campo. Quando è chiaro che il suo tempo alla Juventus è finito, da quel gran Signore che altro non può essere un “Principino”, rescinde consensualmente il contratto dopo una vita in bianconero.

Il giorno dopo la rescissione, ha rilasciato a queste riflessioni tramite Instagram: «Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte. Non riesco a smettere di guardare questa fotografia (quella con la maglia dei ragazzi della Juventus, NdA) e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre. In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio. Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale. D'altronde l'8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo».

Auguri a questo grande calciatore juventino, che possa aver fortuna in ogni cosa che deciderà di intraprendere. Anche perché della Juventus, dopo venticinque anni, trecentottantanove gare, trentasette reti e … il ginocchio sinistro, è diventato quella bandiera che sognava di diventare. Era un suo desiderio: «La Juventus è il massimo. È sempre stato il mio sogno [...] Si parla di bandiere che non ci sono più, di calcio globale che cambia, di valori che si sarebbero persi. Io ho solo in mente di fare il numero più alto di presenze con questa maglia. Sarebbe il massimo per me: diventare una bandiera della Juve».

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