Torna la nazionale di Mancini con l’impegno della Nations League e con essa la solita metamorfosi degli allenatori di club diventati CT, folgorati sulla via azzurro Italia.
E' successo a tutti, anche a Conte, che da CT aveva richieste che da allenatore non avrebbe mai assecondato e succede a Mancini che urla, da giorni ai quattro venti, di voler un maggior impiego dei giovani nelle squadre di club e si accorge solo oggi di quanti pochi italiani giochino in Serie A.
Un dato di fatto che non può far gridare allo scandalo perché le norme consentono questo e i club si organizzano come meglio credono e possono.
Nella Francia campione del mondo, un giocatore su undici gioca in una squadra francese (Loris (Tottenham); Pavard (Stoccarda); Varane (Real Madrid); Umtiti (Barcellona); Hernandez (Atletico Madrid); Pogba (Manchester United); Kante (Chelsea); MBappé (PSG); Griezmann (Atletico Madrid); Matuidi (Juventus); Giroud (Chelsea). Quindi è difficile sostenere che la Ligue 1 abbia contribuito molto al successo della nazionale. Eppure, non mi sembra che sia stato un gran problema per Deschamps.
Il problema azzurro forse è un altro e per comprenderlo meglio dovremmo chiederci il perché i ragazzi del nostro vivaio non giocano ad alti livelli nemmeno all’estero (forse questi presunti talenti non sono poi così talentuosi?). Di reclutabili abbiamo pochi nomi: Verratti, Balo, Darmian….
È un sistema che orami da anni è alla deriva: non esiste una cultura sportiva, non esistono strutture adeguate, non si combatte in modo concreto la corruzione (basta vedere cosa succede nelle giovanili), non c’è meritocrazia.
La Figc, dopo le dimissioni di Tavecchio e il fallimento della nazionale di Ventura, non ha ancora una presidenza stabile con tutto quello che comporta in termini organizzativi e decisionali.
Ma come spesso accade, mediaticamente viene fatto passare il concetto più semplice...
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