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Calcio giocato di M. LANCIERI del 15/10/2019 08:12:10
Commento dopo la settima di campionato

 

Al termine del primo mini-ciclo di 7 turni antecedenti la pausa delle nazionali, la Juve riconferma le gerarchie, riportandosi al primo posto in classifica, dopo la bella vittoria ai danni dell’Inter, fino a quel momento a punteggio pieno.
La squadra di Sarri vince e convince, grazie ad una sempre più evidente solidità difensiva (nonostante qualche sbavatura del giovane De Ligt, costretto ad un processo di inserimento ridotto ai minimi termini dopo l’infortunio di Chiellini), ma soprattutto ad un’attitudine offensiva rimarcata dalla coraggiosa sostituzione Bernardeschi-Higuain (successivamente corretta in corsa, con l’inserimento di Emre Can), che ha permesso ai bianconeri di creare molte più occasioni di quanto attestato dal risultato finale.
Considerando il trend di queste prime partite, il cammino della Signora sembra destinato comunque ad essere più impegnativo del recente passato: lo dimostra il fatto che, nonostante un solo pareggio e sei vittorie, due delle quali contro quelli che almeno sulla carta dovrebbero essere i principali concorrenti al titolo, ha un solo punto di vantaggio sull’Inter, che finora contro le piccole è stata un autentico rullo compressore. Di questi tempi, un anno fa, la Juve correva a punteggio pieno (il primo mezzo passo falso arrivò solamente alla nona, in casa con il Genoa), mentre la seconda (Napoli) aveva già perso due partite e di conseguenza era già staccata addirittura di 6 punti.

Immediatamente dietro la coppia di testa, si conferma terza forza la non più sorprendente Atalanta , che ha superato senza difficoltà il Lecce, grazie a tre gol uno più bello dell’altro: la squadra di Gasperini sta assecondando i desideri del proprio allenatore, che alla vigilia della stagione aveva posto come obiettivo quello di migliorare il quarto posto del campionato scorso. E lo sta facendo talmente bene da essere la squadra che ha totalizzato più punti in Serie A in tutto il 2019!

Chi invece sta facendo peggio è il Napoli , che per la terza volta in sette partite perde punti, stavolta pareggiando a Torino. Se per due turni consecutivi Ancelotti aveva evidenziato come i risultati non sempre fossero coerenti con le prestazioni (perdendo un incontro che, a suo dire, avrebbero meritato di vincere e poi vincendone uno per sua stessa ammissione non giocato bene), stavolta il pareggio a reti inviolate è lo specchio di una partita che ha seguito i binari imposti dai padroni di casa, capaci di narcotizzare i partenopei e di creare più di un grattacapo alla loro retroguardia. Va detto che il rendimento interno del Torino in casa è eccellente: nessuno, in Serie A, ha numeri migliori (relativamente al 2019) dei granata tra le mura amiche.

Continuano invece ad andare a braccetto le due romane , ma paradossalmente, nonostante i giallorossi sopravanzino i biancoazzurri di un punto, l’ambiente romanista sembra vivere questo momento in modo molto più polemico di quello laziale. Il pareggio degli uomini di Inzaghi a Bologna è stato accolto positivamente dai tifosi, in un abbraccio ideale con i rossoblù e sotto gli occhi del guerriero Mihajlovic, nella storia di entrambe le squadre. Al contrario, a Roma la partita si è chiusa tra le polemiche, stavolta contro l’arbitro, “colpevole” (si fa per dire…) di avere annullato un gol allo scadere ai padroni di casa. Dal canto loro, i cagliaritani continuano a risalire la china, complice il passo non proprio esaltante delle altre formazioni a metà classifica.

Chi sta facendo passi da gigante, dopo un avvio al rallentatore, è la Fiorentina , che ha faticato parecchio contro l’Udinese ed ha approfittato di qualche crepa alla solidità dei friulani solo dopo l’espulsione di Tudor, reo di una protesta sopra le righe: stavolta la rete della vittoria non è arrivata dal solito duo Chiesa-Riebery, bensì da Milenkovic, che ha infilato di testa su corner.
Singolare l’epilogo di Genoa-Milan: nonostante la vittoria (ad onor del vero tutt’altro che brillante), non salva la propria panchina Giampaolo, che quindi conclude mestamente la sua breve e dimenticabile carriera in rossonero. Resta un mistero la scelta di sostituirlo con Pioli, un allenatore che certamente non infiammerà i cuori dei tifosi. Da parte sua, non è tranquillo neppure Andreazzoli, il cui eventuale esonero (ventilato a più riprese nell’immediato dopopartita, ma poi per il momento sfumato) avrebbe probabilmente rappresentato un evento senza precedenti: a mia personale memoria, non ricordo una partita conclusasi con l’esonero di entrambi gli allenatori.
Se una delle due panchine di Genova al momento resiste, l’altra è invece già saltata: la netta sconfitta a Verona è costata il posto a Di Francesco, che con qualche ora di anticipo ha battuto sul tempo Giampaolo nella non invidiabile corsa al primo esonero stagionale.

Ad ogni modo, è ancora troppo presto per essersi fatti un’idea sufficientemente chiara delle reali ambizioni dei club di Serie A: a parte poche eccezioni, come la Juve (che, nonostante il cambio di allenatore, non può esimersi dal ruolo di favorita, visti gli otto scudetti consecutivi ed una rosa di livello decisamente superiore) o l’Atalanta (che non fa mistero ad ambire come minimo al terzo posto, nonostante la possibilità di nascondersi dietro a potenzialità economiche nemmeno paragonabili a competitor come Inter e Napoli), molte squadre sembrano dovere ancora dimostrare, nel bene e nel male, quali saranno i loro reali obiettivi. Ci vorrà tempo per trovare un assestamento più evidente.


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