La prima sconfitta stagionale rimediata a Roma non poteva che far emergere quello che alcuni tifosi juventini già sussurravano da qualche settimana e che altri covavano dall'annuncio del cambio di panchina della Juve.
Questi ultimi sono i nostalgici di un tecnico che ha vinto tanto negli ultimi cinque anni ma che, a parere di chi scrive, non ha mai voluto creare empatia col popolo bianconero e che si è fatto forte unicamente delle vittorie del suo quinquennio, abbandonandosi per il resto a una dialettica anche spiritosa ma in buona sostanza molto irridente delle critiche più o meno garbate.
Chi invece ha maturato il malcontento solo nelle ultime settimane muove dal presupposto che Sarri doveva regalare il bel calcio e ad oggi non ci è riuscito.
C'è poi una parte di tifosi -incluso il sottoscritto- che confidano ancora nel buon Maurizio. E si badi, non è un cieco fideismo, perché, tanto per dirne una, concordo con le insufficienze che in più pagelle la nostra redazione gli ha dato. Dovremmo confidare in Sarri soprattutto per un motivo: si rivolge alle situazioni sempre con autocritica e spirito costruttivo, ha un chiaro progetto tecnico-tattico e lo illustra con pacatezza mista a determinazione.
Non è eretico pensare che il nostro allenatore potesse molto facilmente adeguarsi alla situazione che ha trovato e limitarsi a cercare i risultati. Fare «una vita tranquilla», come cantava qualcuno. Invece Sarri ha accettato la sfida, anzi ne ha accettate due! Ha avuto il coraggio di sedersi su una panchina sulla quale proprio per i risultati recenti ha poco da guadagnare, e soprattutto ha accettato di costruire qualcosa di ulteriore rispetto al report del tabellino. E questo qualcosa non è roba da poco, con Sarri "rischiamo" di ritrovarci una squadra con una mentalità che faccia propria la filosofia di fare gioco e farsi ammirare non solo per i risultati.
Dopo tanti anni fa piacere sentire un allenatore che anziché invitarci ad andare altrove afferma che vuole
«fare contento tutto il popolo bianconero. Non sarà facile, ma sono contento di essere qui e di aver accettato questa sfida». E che riesca a farci contenti, altrimenti anche lui sarà criticato come i suoi predecessori.
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