Vedi Napoli-Inter e ti chiedi se la partita fosse figlia di una normale prestazione, come del resto quella che i partenopei hanno perso in casa con il Parma. Partita decisa non da un singolo svarione, ma da un serie di errori clamorosi. Difficile sposare la tesi di Gattuso, che ha cercato di puntare il dito sulle pressioni del San Paolo, da sempre invece considerato un punto di forza del Napoli. Una temerarietà nel giudizio che ricalca la scelta del tecnico di prendere in corsa una squadra con evidenti problematiche, quando la sua priorità dovrebbe essere quella di rilanciarsi.
Sembra quasi che in questo momento il Napoli giochi contro la sua stessa proprietà. Un malcontento probabilmente nato dalla scelta di mandare in ritiro la squadra (ritiro disatteso poi dai giocatori), con Ancelotti messo alla porta e la conseguente concretizzazione di quella insanabile frattura tra giocatori e società. A questo si aggiunge che anche il cambio di allenatore, accompagnato dalla convinzione che il problema fosse il modulo, non ha portato a nessun beneficio.
È evidente da dove nasca questa crisi: giocatori trattati da mercenari e irriconoscenti dalla proprietà, quasi tutti in scadenza di contratto. Il tutto in un ambiente dove per l'onnipotenza accentratrice di De Laurentiis e del figlio non ci sono dirigenti che possono cercare di sanare la situazione.
All'ombra del Vesuvio gli ormai molti contestatori hanno dimenticato che De Laurentiis ci «mette i soldi» (lui così dice) e per "ripagare" tanta gratitudine forse il Masaniello Aurelio ha già preparato la via di fuga in caso di future ulteriori contestazione della piazza. D'altronde "far cinema" per qualche anno, 250 km ad est, è inizialmente più facile. Bari aspetta che presto arrivi il suo re del Sud.
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