Avete sentito le parole di Angelo Binaghi (presidente della Federtennis) sulla candidatura di Malagò come presidente della FIGC? Binaghi ha rilasciato chiare e dirette per l’ex presidente del CONI. Vi consiglio di ascoltare la dichiarazione nei video che alcune testate (non troppe) hanno pubblicato su Youtube e sui social.
Tutti ricordiamo che le tre assenze consecutive della nazionale di calcio al Mondiale sono maturate sotto le presidenze di Tavecchio (2018) e Gravina (2022 e 2026), nessuno pone mente al fatto che nel 2018, nel 2022 e per buona parte delle ultime qualificazioni miseramente fallite dalla nazionale di calcio il capo dello sport era proprio colui che oggi ambisce allo scranno di via Allegri. In buona sostanza Malagò ha assistito (impassibile?) a due fallimenti e mezzo. Malagò c’entra? A sentire Binaghi sì, e qui vi rimando alle dichiarazioni del presidente della Federtennis.
Oltre a questo, e per riecheggiare un celebre e vecchio titolo di una testata straniera, potremmo chiederci perché Malagò non è idoneo a guidare una federazione sportiva (“why is unfit to lead”).
Se negli anni in cui Malagò da capo dello sport italiano non è stato capace di intervenire per curare i mali del primo sport italiano, perché dovrebbe essere oggi capace di saper fare quello che non ha fatto prima?
Largo ai giovani e alle idee nuove? Mah, insomma. Giovanni Malagò è stato il massimo dirigente sportivo italiano per tanti anni (dal 2013 al 2025), negli ultimi mesi del suo mandato al Comitato olimpico ha più volte lamentato di non ricevere una deroga al limite dei mandati: «La risposta per cui non si è potuta fare un'eccezione è sempre stata: "c'è una legge che lo impedisce". E io mi inchino alla legge, ma deve restare tale sempre. Invece negli ultimi anni è cambiata due volte. Il mio rammarico è che non si siano aspettati altri sei mesi come era nelle carte, era tutto pianificato e invece non è stato concesso nemmeno l'onore delle armi. Come sono cambiate due volte le leggi si poteva cambiare quel numero di quattordici membri del CdA, prolungato per altri sei mesi. Se cambiano questa legge è la prova provata di un torto che devono riconoscermi. Se non la cambiano invece sono seriamente preoccupato per l'organizzazione di Milano-Cortina». Insomma, voleva la deroga e invece, una volta tanto, è stata fatta rispettare una legge, ma anziché accettare con un sobrio silenzio ha manifestato le proprie doglianze.
C’è però una circostanza che più delle altre dovrebbe rendere non opportuna la candidatura di Malagò, ed à lo stesso Malagò che ce lo racconta: «Se ti vengono a trovare alcune società, e
purtroppo anche prima della partita contro la Bosnia… Mi auguravo non ci fosse questo problema. Poi le società sono raddoppiate, dopo sei giorni sono diventate diciannove, tante persone per decenni hanno combattuto per arrivare a undici. C’è un discorso di credibilità che deve essere preso in considerazione». Ecco, la credibilità. Prima ancora che Gravina fallisse, importanti frammenti di una componente federale già tramavano contro il presidente in carica. E Malagò, a quanto si può desumere,si è fatto corteggiare volentieri.
Vedremo come andrà a finire, sarebbe curioso che il nuovo corso cominciasse dai vecchi personaggi.
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