Silenziopoli e due pesi: perché nessuno querela Saviano?
Le pesanti dichiarazioni di Roberto Saviano sull’Inter e sull'inchiesta "Arbitropoli" continuano a sollevare polvere, ma a colpire non è solo la gravità delle sue parole, bensì l’assordante silenzio che le circonda.
Lo scrittore non ha usato giri di parole:
«Dalle notizie emerse sino ad ora, l'Inter ne uscirebbe devastata» . E ha rincarato la dose parlando di insabbiamenti:
«Voci di redazione sostengono che sia stato tentato tutto il possibile per fermare l'indagine. Pare non ci siano riusciti». L'affondo più duro, nei mesi scorsi, era stato indirizzato direttamente al presidente nerazzurro Giuseppe Marotta:
«Finché avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati».Davanti a un attacco frontale di questa portata, la reazione di Marotta è apparsa quantomeno sfuggente:
«C'è dispiacere come uomo, io non so neanche chi sia... ci penseranno gli avvocati».
A oggi, però, di querele reali o atti formali a tutela dell'immagine del club e del dirigente non si ha traccia. Perché non difendersi legalmente da accuse così infamanti?
Il dubbio legittimo è che si preferisca far cadere la vicenda nel dimenticatoio, sperando nel polverone della memoria corta dei media e dei tifosi. La Giustizia Sportiva e i due pesi della storiaL'altro grande assente in questa vicenda è la giustizia sportiva. Mentre le indiscrezioni parlano di "Silenziopoli", i vertici del calcio italiano sembrano girarsi dall'altra parte.
Il contrasto con il passato è evidente e fa emergere lo spettro dei "due pesi e due misure". Quando nell'estate del 1998 Zdeněk Zeman denunciò pubblicamente il sospetto di abuso di farmaci e doping nel calcio (citando la Juventus), la macchina della giustizia ordinaria e sportiva si attivò in tempi record. Quell'allarme isolato generò indagini immediate, processi e un terremoto istituzionale.
Oggi, di fronte alle indagini della magistratura ordinaria e alle denunce pubbliche di uno degli scrittori antimafia più famosi al mondo sulle presunte pressioni milanesi e sui tentativi di bloccare i magistrati, la stessa giustizia sportiva appare immobile. Se il calcio italiano vuole dimostrare di non essere davvero
"il più corrotto dei mondi", deve iniziare applicando le regole con la stessa identica fermezza. Per tutti.
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