Nel calcio italiano il dibattito sugli ultras funziona sempre allo stesso modo: esplode quando il caso riguarda la Juventus, si attenua – o scompare – quando coinvolge altri contesti.
«Eistono norme che prevedono la squalifica di un calciatore che va a parlare con gli ultras. Locatelli sarà andato su indicazione del questore o del prefetto per cercare di mantenere l'ordine pubblico. Se un calciatore va autonomamente a parlare contro gli ultras sotto la curva ci sono delle norme che sanzionano questo comportamento; e sono norme giuste. Se un calciatore vuole andare a salutare i tifosi può farlo ma non si può andare a riferire solo con qualcuno, perché diventa offensivo nei confronti di tutti gli altri tifosi»; lo ha affermato il presidente della Lega di Serie A, Ezio Maria Simonelli. Parole nette, arrivate però ancora una volta nel momento “giusto”, dopo il caso mediatico del derby della Mole.
La domanda è inevitabile: perché questa durezza emerge sempre in certe occasioni e mai con la stessa forza quando altri episodi, anche gravi, hanno coinvolto realtà diverse del calcio italiano? La risposta sta in un sistema prevedibile:
si alza la voce solo quando conviene al racconto del momento, mentre il fenomeno ultras resta lo stesso, identico, ovunque.
Non è il tema a cambiare. È il modo in cui viene raccontato. La storia recente del calcio italiano offre esempi difficili da rimuovere:
• le inchieste sulle curve di Milano, con la Curva Nord Inter finita al centro di indagini giudiziarie e arresti legati alla gestione del tifo organizzato;
• il caso della ‘ndrangheta infiltrata nel tifo organizzato emerso in più realtà del calcio professionistico;
• le vicende storiche di violenza tra tifoserie, dalle sospensioni di partite agli scontri fuori dagli stadi;
• fino ai casi di condizionamento ambientale e pressioni sulle società documentati negli anni in varie piazze della Serie A;
Eppure, questi episodi raramente generano lo stesso livello di dibattito istituzionale immediato che si attiva in altri contesti con la Juve sullo sfondo. Il meccanismo è sempre lo stesso: alcuni episodi diventano centrali nel discorso pubblico, altri restano confinati alla cronaca giudiziaria o si dissolvono nel flusso mediatico.
Il risultato è un racconto a geometria variabile: duro, rapido e definitivo quando il caso è “caldo” e riguarda la Juve, molto più sfumato quando riguarda altri ambienti del calcio italiano. COMMENTA CON NOI!La nostra pagina
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