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Attualità di P. CICCONOFRI del 06/06/2026 08:45:19
Paparesta e De Meo: due storie, due trattamenti

 

Paparesta: vent'anni di titoli, nonostante smentite e archiviazioni. De Meo: pochi giorni di attenzione e poi il silenzio. La differenza? Nel primo caso c'è di mezzo la Juventus. E nel calcio italiano, da sempre, la Juventus fa notizia anche quando la notizia non c'è più.

Per vent’anni abbiamo sentito raccontare la storia di Gianluca Paparesta chiuso a chiave nello spogliatoio del Granillo da Luciano Moggi. Una storia diventata simbolo, titolo, documentario, dibattito televisivo, immaginario collettivo.
Peccato che lo stesso Paparesta abbia più volte smentito quella ricostruzione. E non solo. Il procedimento relativo al presunto sequestro di persona venne archiviato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Venne certificato quanto già emerso durante l’indagine “offside” (calciopoli): Moggi parlando al telefono con una dipendente della Juventus affermò di aver rinchiuso l’arbitro nello spogliatoio e di aver portato via la chiave, cosa che all’interlocutrice apparve da subito come una di quelle boutade con le quali il DG soleva darsi un tono… Eppure, ancora oggi, nalla convinzione collettiva resta una delle immagini più potenti associate alla Juventus. Nessuno però ricorda l’arbitraggio osceno che quella sera subirono i bianconeri.
Perché? Perché alcune storie continuano a essere raccontate anche quando vengono smentite. Perché funzionano. Perché fanno audience. Perché la Juventus vende.

Dall’altra parte c’è Pasquale De Meo. Una frase che pesa come un macigno: «Con una bussata al vetro si altera il risultato di una partita e un campionato».
Parole che emergono oggi nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Maurizio Ascione della Procura di Milano. Una vicenda che sembrava chiusa sul piano sportivo, dopo l’archiviazione disposta dalla Procura Federale guidata da Giuseppe Chinè, ma che sul piano penale continua invece a produrre sviluppi, testimonianze e interrogativi. Eppure il trattamento mediatico sembra essere l’opposto.

Di Paparesta si è parlato per anni e se ne parla ancora oggi, nonostante smentite e archiviazioni. Di De Meo si parla poco. Le sue dichiarazioni compaiono nelle cronache per un giorno, poi scompaiono. Nessuna eco paragonabile, nessuna ripetizione ossessiva, nessun dibattito permanente. È una differenza che fa riflettere.

Perché se una storia smentita continua a occupare spazio per decenni e una vicenda attuale, riemersa nell’ambito di un’indagine della magistratura ordinaria, fatica a trovare continuità nel racconto mediatico, allora forse il problema non è soltanto l’importanza della notizia. È anche la convenienza di raccontarla.

La differenza infatti sta tutta nel come e se viene raccontata una vicenda. Il “quarto potere”, quello mediatico, gioca un ruolo determinate per le chances di giustizia. L’onnipotenza del quarto potere può segnare le sorti di vicende come quelle di cui stiamo scrivendo, può decidere se far imboccare la strada del giustizialismo o il sentiero dell’oblio.

La Juventus vende. Da sempre. Altre storie, evidentemente, molto meno.


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