La sicurezza viene prima di tutto. Ma anche l'equità delle decisioni è fondamentale. Perché la forza di una sanzione non sta solo nella sua severità, ma nella sua applicazione uniforme Le trasferte vietate ai tifosi di Juventus e Torino per le prime 10 giornate di campionato rappresentano una decisione severa, che può essere condivisa se l'obiettivo è contrastare la violenza e garantire la sicurezza. Chi si rende protagonista di scontri e tafferugli deve essere individuato e punito senza alcuna giustificazione.
La questione, però, è un'altra:
lo stesso criterio viene applicato sempre e a tutte le tifoserie?Negli ultimi anni il calcio italiano ha conosciuto episodi molto gravi. Tra questi, il petardo lanciato contro il portiere Audero, un gesto che ha messo a rischio l'incolumità di un calciatore e costretto l'arbitro a interrompere la partita per alcuni minuti. Eppure, in quel caso, le restrizioni adottate furono decisamente più contenute.
Anche nel derby di Torino non sono mancati elementi che hanno contribuito ad aumentare la tensione nei giorni precedenti alla gara, tra comunicazioni controverse e successive precisazioni da parte delle autorità. Nulla che possa giustificare i violenti, ma aspetti che meritano comunque una riflessione quando si analizzano contesto e responsabilità.
Perché il punto non è difendere chi sbaglia. Il punto è chiedere
coerenza.
Se dieci giornate di stop alle trasferte sono la sanzione corretta per fatti di questa gravità, allora devono rappresentare un criterio valido per tutti. Se invece in situazioni analoghe si adottano misure molto diverse, è legittimo domandarsi quali siano i parametri utilizzati.
La sicurezza viene prima di tutto. Ma anche l'equità delle decisioni è fondamentale. Perché la forza di una sanzione non sta solo nella sua severità, ma nella sua applicazione uniforme.
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