Osservare un certo modo comunicativo; narrazione suggestiva; messaggio implicito; l’arte di raccontare una storia dove il lettore arrivi spontaneamente alla conclusione desiderataC'è un modo molto semplice per orientare la percezione dei lettori: non serve falsificare i fatti, basta scegliere con attenzione il titolo.
È quello che sembra accadere con il pezzo della Gazzetta dello Sport intitolato:
"I Mondiali? Roba da Inter: da Bergomi a Materazzi fino a Lautaro, 40 anni di nerazzurri in finale".Sia chiaro: il contenuto dell'articolo può essere corretto. L'Inter ha effettivamente avuto giocatori protagonisti di finali mondiali in diverse epoche. Da Bergomi a Materazzi, fino agli argentini dell'ultima generazione, il filo storico esiste.
Il problema è un altro: il titolo.
Perché "40 anni di interisti in finale" è un dato. "I Mondiali? Roba da Inter" è invece una
suggestione. Un messaggio implicito. Un modo per associare nell'immaginario collettivo la Coppa del Mondo ai colori nerazzurri. E qui iniziano le difficoltà.
Se infatti si guarda alla storia dei Mondiali attraverso il contributo fornito dai club ai campioni del mondo, la Juventus occupa un posto difficilmente contestabile. Nelle vittorie dell'Italia del 1934 e del 1938 il blocco bianconero era dominante. Nel 1982 la Nazionale campione del mondo aveva come ossatura Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli e Paolo Rossi. Nel 2006 si arrivò addirittura all'assurdo statistico di otto giocatori della Juventus presenti nella finale tra Italia e Francia. Senza dimenticare campioni del mondo stranieri come Deschamps e Zidane nel 1998, fino a Di Maria e Paredes nel 2022.
Alla luce di questi numeri, definire i Mondiali "roba da Inter" appare quantomeno discutibile.
Ma il punto non è stabilire se Inter o Juventus abbiano più meriti storici. Il punto è
osservare un certo metodo comunicativo. Un metodo che la Gazzetta applica spesso: prendere un dato reale, selezionarlo accuratamente, isolarlo dal contesto più ampio e costruirci sopra una
narrazione suggestiva. Il lettore attento coglie la differenza. Quello distratto porta a casa un messaggio diverso: i Mondiali sarebbero una sorta di terreno naturalmente nerazzurro.
Non è una bugia. È qualcosa di più sottile. È framing.
È l'arte di raccontare una storia vera facendo però in modo che il lettore arrivi spontaneamente alla conclusione desiderata.
E forse è proprio questo che dovrebbe far discutere più dell'articolo stesso.
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