Cosa farà la procura federale?Ci risiamo. Ogni volta che emerge una vicenda che coinvolge l'Inter, sembra che il copione sia già scritto. Stavolta, però, le intercettazioni e gli atti dell'inchiesta raccontano una storia che merita di essere letta con estrema attenzione.
La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione dell'indagine, sostenendo che,
pur essendo emersi contatti, interferenze e pressioni, non vi sarebbero elementi sufficienti per dimostrare che fossero finalizzati ad alterare l'esito delle partite. Ed è proprio qui che nasce il primo interrogativo. Per anni ci è stato spiegato che, in materia di giustizia sportiva, non è necessario attendere una condanna penale. Lo scopo della giustizia federale è infatti quello di tutelare la regolarità del campionato e l'integrità delle competizioni, con criteri probatori diversi da quelli del processo penale.
E allora la domanda è inevitabile: adesso
cosa farà la Procura Federale? Perché l'archiviazione richiesta dalla Procura riguarda il profilo penale. Ora dovrebbe iniziare quello sportivo. La giustizia sportiva, in passato, è intervenuta anche in presenza di elementi ritenuti sufficienti sotto il proprio standard di valutazione, senza attendere sentenze definitive della magistratura ordinaria.
Oggi, invece, cosa verrà ritenuto sufficiente? Le pressioni emerse saranno considerate irrilevanti oppure si aprirà un serio approfondimento disciplinare?
Gli elementi emersi non sono banali. Agire in modo diverso evidenzierebbe ancora di più un canale preferenziale per l’inter, non la prima volta negli ultimi 20 anni.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nelle intercettazioni compaiono dialoghi in cui si parla apertamente delle preferenze dell'Inter sugli arbitri.
Rocchi afferma: "L'Inter rompe a bestia su Sozza."
Tommasi aggiunge che l'Inter continua a protestare anche durante Open VAR perché Sozza non può arbitrarla.
Pinzani riferisce che Schenone avrebbe detto come Marotta stesse parlando con Antonio Viglione.
Lo stesso Rocchi racconta poi di aver ricevuto da Viglione i complimenti per una designazione arbitrale. Sempre dalle conversazioni emerge anche il duro sfogo attribuito a Schenone rivolto ai dirigenti nerazzurri:
"Avete rotto! Sozza non lo volete, Doveri porta male, ora non volete neanche Colombo... Vi dovete vergognare."
Frasi che, indipendentemente dall'esito penale dell'indagine, descrivono un clima che lascia inevitabilmente molti interrogativi.
Ancora più delicata appare la
posizione di Antonio Viglione. Secondo quanto riportato negli atti e dagli organi di stampa, il suo nome compare ripetutamente nelle conversazioni riguardanti i rapporti con il designatore arbitrale. È una figura che ricopre un ruolo di rilievo nell'organizzazione federale e proprio per questo ci si chiede se sia opportuno che continui a esercitare quelle funzioni senza che venga fatta piena chiarezza sui fatti emersi.
Un'altra circostanza fa discutere.
Nelle carte pubblicate non sembrerebbe esserci alcuna intercettazione diretta della telefonata tra Rocchi e Viglione (o tra Rocchi e Marotta), pur essendo l'allora designatore sottoposto a intercettazione. È un elemento che ha alimentato ulteriori domande e che diversi commentatori hanno evidenziato nel dibattito pubblico.
Nel frattempo, però, c'è un altro dettaglio passato quasi sotto silenzio. Nel maggio scorso diversi organi di stampa avevano evidenziato come
l'Inter non fosse indagata. Oggi, leggendo la richiesta di archiviazione, emerge invece che la Procura ha comunque analizzato condotte riconducibili ai rapporti tra dirigenti, designatore e soggetti federali, arrivando alla conclusione che non vi siano elementi sufficienti per sostenere un'accusa in sede penale.
Ma questo basta davvero a chiudere ogni discussione? Perché, se davvero viene riconosciuto che vi sono state interferenze e pressioni, il tema sportivo resta tutto aperto. Ed è qui che nasce il rischio più grande. Se una società può manifestare il proprio gradimento o sgradimento nei confronti degli arbitri, se esistono interlocuzioni con chi si occupa delle designazioni e tutto questo viene ritenuto privo di conseguenze sul piano disciplinare, quale precedente si sta creando?
Domani qualsiasi società potrebbe ritenere legittimo esercitare analoghe pressioni. E allora viene spontaneo chiedersi se episodi che negli ultimi anni hanno fatto discutere non meritino oggi una riflessione ulteriore. Si pensi alla revoca della squalifica di Romelu Lukaku dopo il ricorso straordinario promosso dalla FIGC in occasione della semifinale di Coppa Italia contro la Juventus. Oppure al caso della presunta bestemmia attribuita a Lautaro Martínez, archiviato per insufficienza di prove audio. O ancora al procedimento per le accuse di razzismo nei confronti di Francesco Acerbi, conclusosi con l'assoluzione in sede sportiva per insufficienza di elementi. A questi si aggiungono le numerose polemiche arbitrali degli ultimi anni, comprese le statistiche spesso richiamate nel dibattito pubblico relative ad ammonizioni ed espulsioni dell'Inter.
Il quadro emerso dall'inchiesta rende inevitabile che una parte dell'opinione pubblica li guardi oggi con maggiore sospetto e si chieda se il contesto debba essere rivalutato. Il vero problema, infatti, non è soltanto penale.
È la credibilità del sistema.
Dalle intercettazioni emerge un mondo in cui si discute di arbitri "graditi" e "non graditi", in cui vengono riferite pressioni sulle designazioni e in cui compaiono interlocuzioni tra dirigenti di club, vertici arbitrali e figure istituzionali. Forse tutto questo non basta per una condanna penale.
Ma dovrebbe bastare per pretendere una rigorosa verifica da parte della giustizia sportiva. Altrimenti il messaggio sarebbe devastante.
Che le pressioni sulle designazioni arbitrali sono tollerabili, purché non si riesca a dimostrare che abbiano cambiato il risultato di una partita. E sarebbe un precedente che rischierebbe di pesare molto più di qualsiasi intercettazione.
Perché
la fiducia nel calcio non si fonda soltanto sull'assenza di reati. Si fonda soprattutto
sulla certezza che le regole valgano allo stesso modo per tutti.
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