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Attualità di N. REDAZIONE del 20/07/2026 16:00:49
Quando il tifo entra nell'informazione

 

La storia del calcio italiano insegna che il rapporto tra potere, informazione e narrazione non è un tema marginale

Il giornalismo e il diritto dovrebbero essere due pilastri dell'imparzialità. Il lettore si aspetta che un giornalista racconti i fatti e che un giurista (soprattutto se magistrato) li analizzi secondo il diritto, non secondo la convenienza di una parte.
Per questo la vicenda dell'intervista all'avvocato Michele La Francesca, firmata da Fabio Russello e successivamente modificata nel titolo, merita una riflessione.
Il titolo originario recitava:
«Senza l'alterazione dei risultati svanisce l'illecito».
Successivamente è diventato:
«Senza la finalità di alterare il risultato, l'illecito sportivo non è configurabile». (Qui i riferimenti e QUI )
Non è una semplice correzione lessicale. Cambia il messaggio percepito dal lettore.

Il punto, però, non è soltanto il titolo. Fabio Russello viene da tempo indicato come vicino al tifo nerazzurro, mentre Michele La Francesca è spesso ospite di testate dedicate al mondo interista e viene comunemente associato a quell'ambiente.
Tuttavia, quando un giornalista e un intervistato sono percepiti come vicini allo stesso ambiente calcistico e il contenuto pubblicato viene successivamente corretto in un passaggio così delicato, è inevitabile che sorgano interrogativi sulla percezione di imparzialità.

La storia del calcio italiano insegna che il rapporto tra potere, informazione e narrazione non è un tema marginale. Le vicende di Calciopoli hanno dimostrato come l'informazione possa avere un ruolo determinante nella formazione dell'opinione pubblica, motivo per cui trasparenza e indipendenza dovrebbero rappresentare principi imprescindibili.
Il problema non è essere tifosi. Quasi tutti lo sono. Il problema nasce quando il lettore può avere l'impressione che la passione sportiva influenzi la selezione degli ospiti, il taglio delle interviste, la scelta dei titoli o il modo in cui vengono presentate questioni giuridiche complesse.

Ma c'è un ulteriore elemento che merita attenzione. Dopo la modifica del titolo, lo stesso Michele La Francesca è intervenuto pubblicamente sostenendo che il titolo originario non rappresentava il contenuto della sua intervista. Ha spiegato di aver ribadito più volte che, per configurare l'illecito sportivo previsto dall'articolo 30 del Codice di Giustizia Sportiva, non è sufficiente parlare genericamente di "alterazione del risultato", bensì occorre accertare che la condotta fosse specificamente finalizzata ad alterare la competizione, richiamando proprio gli insegnamenti derivanti dalla giurisprudenza sportiva maturata dopo Calciopoli. Quanto emerso negli ultimi mesi su caso “arbitropoli” sembra ancor più grave di calciopoli.

La domanda, allora, nasce spontanea: se il contenuto dell'intervista era quello illustrato successivamente dallo stesso intervistato, come è stato possibile che il titolo iniziale esprimesse un concetto diverso? E perché si è sentita l'esigenza di modificarlo soltanto dopo la pubblicazione?
È evidente che il titolo rappresenta il primo elemento che raggiunge il lettore. Molti non leggono integralmente un articolo e si fermano proprio a quelle poche righe. Per questo motivo il titolo non è un dettaglio: orienta la prima percezione della notizia.

Non è possibile stabilire, sulla base degli elementi oggi disponibili, quale sia stata la ragione della modifica. Potrebbe essersi trattato di una semplice correzione editoriale, di una richiesta dell'intervistato o della necessità di rendere il titolo maggiormente aderente al contenuto dell'intervista.
Resta però un fatto oggettivo: il titolo è stato modificato e il suo significato giuridico è cambiato sensibilmente.
Ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere. In vicende tanto delicate, che coinvolgono il diritto sportivo e temi destinati a incidere sul dibattito pubblico, la precisione dell'informazione non è un dettaglio ma un dovere.

L'indipendenza dell'informazione non si misura dall'assenza di una fede calcistica, ma dalla capacità di evitare che quella fede, reale o anche solo percepita, possa incidere sulla credibilità del messaggio trasmesso. Perché quando un titolo cambia in modo così significativo, il lettore ha il diritto di chiedersi se si sia trattato soltanto di una correzione tecnica o della necessità di riallineare il titolo al reale contenuto dell'intervista.


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