La questione poi si presenta delicata e scivolosa (per le istituzioni) se si spone mente al tema della percezione di imparzialitàNel 2006 all’ombra di intercettazioni rivelatesi poi parziali e decontestualizzate, sostenute da un clima di sospetti che si reggeva su frasi del tipo
«nell’ambiente tutti sapevano», i contatti leciti e anzi incoraggiati dalla FIGC tra società e designatori (non con gli arbitri) furono presentati come inopportuni e finalizzati ad interferire sul sistema arbitrale. Così esplose Calciopoli. Il calcio italiano venne travolto: da un’orda di forcaioli con la toga (sportiva): in poche settimane con deferimenti, frettolosi processi sportivi e criminali soppressioni dei diritti di difesa furono revocati scudetti (uno neanche indagato), comminate retrocessioni e attuata una distruzione che cambiò la storia della Serie A e le sorti future del calcio italiano. Le cause di tre mancate qualificazioni mondiali sono radicate in quella estate della vergogna.
La vicenda che molti hanno ribattezzato "
Arbitropoli" ha portato all'attenzione dei tifosi italiani intercettazioni, esposti, dichiarazioni di ex arbitri e ricostruzioni giornalistiche che hanno alimentato un acceso dibattito sul funzionamento del sistema arbitrale e degli organi federali.
Un dibattito pubblico cui ha fatto da contraltare la logica dell’insabbiamento. Sul fronte penale, la Procura della Repubblica di Milano ha formulato una richiesta di archiviazione. Archiviazione per la quale non tutto il pool di magistrati era concorde. Sul piano sportivo, invece, la Procura Federale FIGC non ha reso note iniziative disciplinari riconducibili agli elementi emersi pubblicamente.
È proprio questo il punto che lascia perplessi. Se nel 2006 ogni minimo elemento sembrava sufficiente per aprire procedimenti,
“alla giustizia sportiva basta il sospetto” è stato il mantra recitato per venti anni, oggi molti si chiedono perché non sia stato ritenuto necessario approfondire, almeno sul piano sportivo, fatti che hanno comunque alimentato un ampio dibattito pubblico.
La questione poi si presenta delicata e scivolosa (per le istituzioni) se si spone mente al tema della
percezione di imparzialità. Il Procuratore della Repubblica di Milano
Marcello Viola è stato fotografato durante una conferenza stampa con una cover dell'Inter sul proprio telefono, il suo ufficio è pieno di cimeli dell’inter, è spesso presente a San Siro. Circostanze che hanno destato domande e dubbi che possono non essere solo dei tifosi.
Maurizio Butti compare non in modo
super partes nelle intercettazioni pubblicate nell'ambito dell'inchiesta, mentre
Michele Viglione risulta anch'egli citato nelle intercettazioni ed è stato fotografato durante i festeggiamenti per lo scudetto dell'Inter insieme all'allora allenatore Simone Inzaghi e Giuseppe Marotta.
Si tratta di circostanze che, per una parte dell'opinione pubblica, alimentano interrogativi sull'opportunità istituzionale e sulla necessità che chi ricopre incarichi di garanzia mantenga non solo imparzialità, ma anche un'immagine percepita come tale. Non sarebbe il caso di sostituirli? Dopo quando abbiamo visto e letto che tipo di garanzie possono rappresentare per i tifosi non interisti?
Questa vicenda si è dipanata sotto la precedente gestione federale, e se è vero che Gabriele Gravina ha lasciato la presidenza della FIGC, è altrettanto vero che
Maurizio Butti continua a occuparsi dei calendari della Serie A e
Michele Viglione mantiene il proprio ruolo nell'area della legalità federale. Per molti tifosi questa continuità rappresenta il simbolo di un sistema che, nonostante le polemiche, non ha ritenuto necessario modificare i propri assetti.
Il confronto con quanto accadde durante Calciopoli è inevitabile quado bastò molto meno per mettere in discussione un intero sistema. Oggi, di fronte a intercettazioni, denunce di ex arbitri ed elementi che hanno portato alle dimissioni di Rocchi, molti si chiedono perché il calcio italiano abbia scelto una strada completamente diversa. Perché la fiducia nelle istituzioni sportive non si costruisce soltanto con le sentenze (che anzi spesso l’hanno minata), si costruisce anche attraverso la trasparenza, la disponibilità a verificare ogni dubbio e la capacità di dimostrare che le regole valgono per tutti, senza eccezioni.
Il calcio italiano dovrebbe iniziare il sedicente nuovo corso facendo chiarezza su sé stesso e rendendone conto ai tifosi che finanziano il giocattolo.
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