«Calmati un po'»: quando il capitano diventa il direttore di gara? Inter-Monza è appena iniziata, ma a San Siro il primo momento interessante non riguarda un gol o un'occasione da rete. Riguarda il rapporto tra Lautaro Martinez e l'arbitro Livio Marinelli.
La scena, raccontata dalla bordocam di DAZN, inizia con un calcio d'angolo. Bastoni viene richiamato da Marinelli per il comportamento nei confronti del portiere Pizzignacco e risponde con una battuta: «È un altro campionato, è un altro campionato».
A quel punto interviene Lautaro. Il capitano nerazzurro, rivolgendosi all'arbitro, gli dice:
«Calmati un po'». E poco dopo rincara:
«Stai parlando, stai esagerando con tutti, calmati un po'».
La risposta di Marinelli è altrettanto diretta: «Pensa a giocare».
Ma il confronto non finisce lì. A fine primo tempo Lautaro torna sull'argomento: «Ma che sta succedendo? Chiedo solo perché. Non si può parlare con te, è dall'inizio che mi parli male».
Una sequenza che fa riflettere, soprattutto alla luce di quanto accaduto nella passata stagione e del clima di interrogativi alimentato dalle vicende riconducibili alla cosiddetta “Arbitropoli”.
Al di là delle responsabilità che dovranno eventualmente essere accertate nelle sedi competenti, emerge una sensazione: quella di tesserati interisti che sembrano sentirsi autorizzati ad alzare la voce con il direttore di gara.
È soltanto una percezione? È il risultato di un rapporto di forza tra alcuni giocatori nerazzurri e la classe arbitrale? Oppure siamo davanti a episodi isolati che vengono caricati di significati proprio per il clima che si è creato attorno al calcio italiano?
La domanda resta.
Anche perché il confine tra dialogo con l'arbitro e la sensazione di poterlo mettere sotto pressione dovrebbe essere piuttosto netto.
E poi c'è quella frase di Bastoni: «È un altro campionato».
Ma perché?
Che cosa dovrebbe azzerare, esattamente, l'inizio di un nuovo campionato?Certo, ogni stagione riparte da zero dal punto di vista sportivo e disciplinare. Ma questo significa anche cancellare ciò che è accaduto prima? Come se episodi, polemiche e comportamenti della stagione precedente non avessero più alcun peso?
Il riferimento è inevitabilmente anche all'episodio Kalulu-Bastoni, che nella scorsa stagione aveva acceso un'altra pesante discussione sul comportamento antisportivo di Bastoni in campo.
Un nuovo campionato non dovrebbe significare una nuova memoria. Il dialogo, dunque, c'è stato. Ma più che un confronto sereno tra capitano e arbitro, quello mostrato dalla bordocam sembra essere stato un vero e proprio braccio di ferro verbale.
E la domanda viene quasi spontanea: chi deve calmarsi?
Ma soprattutto, proviamo per un attimo a cambiare maglia.
Se le stesse parole, gli stessi toni e lo stesso atteggiamento fossero stati utilizzati dal capitano della Juventus nei confronti dell'arbitro, quali commenti avremmo letto?
Quante trasmissioni avrebbero parlato di pressione sull'arbitro? Quanti editoriali avrebbero chiesto una sanzione? E quanto sarebbe già stata emessa, sui social e nel cosiddetto sentimento popolare, la condanna nei confronti della Juventus?
È qui che torna la vecchia questione della lotta contro la Juventus e del modo in cui determinati comportamenti vengono raccontati e giudicati.
La domanda è semplice:
la regola vale davvero allo stesso modo per tutti? Se il comportamento è inaccettabile quando lo tiene un capitano bianconero, dovrebbe esserlo anche quando a farlo è il capitano dell'Inter.
Se invece viene considerato normale dialettica di campo quando accade a San Siro, allora bisognerebbe avere l'onestà di dirlo anche quando la maglia è bianconera.
Il problema non dovrebbe essere chi alza la voce con l'arbitro. Il problema dovrebbe essere l'atteggiamento. Il metro di giudizio dovrebbe essere uno soltanto. Sempre. Per tutti.
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