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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 11/09/2026 10:27:09
Ma ‘ndò vai se la tessera non ce l’hai?

 

Lo sport lo seguiamo e per fortuna lo pratichiamo anche. Basta chiedere di fare attività in qualsiasi impianto sportivo italiano e viene chiesto se siamo in possesso della tessera della federazione sportiva nazionale di riferimento o di un ente di promozione sportiva. Se poi vogliamo far parte di una associazione sportiva dilettantistica dobbiamo necessariamente chiedere la tessera sociale, che, tra le altre cose, dà il diritto all’elettorato attivo e passivo (votare o poter essere eletti alle cariche sociali).

Quello che vale per qualsiasi praticante della domenica a quanto pare non vale per Giovanni Malagò . Già il fatto che fosse stata sollevata la questione della sua candidabilità doveva far pensare che oltre il fumus ci fosse qualcosa di concreto. L’accusa è che non avendo una tessera della FIGC al momento della candidatura (circostanza non smentita) l’ex presidente del CONI non poteva proporsi come successore di Gravina.

Chiné, il procuratore federale, dovendo affrontare la questione – vi era stata una denuncia da parte dell’Avvocato Renato Miele -, pare si sia arrampicato tra le righe di ben cinquanta pagine per proporre un’interpretazione “amichevole” e aveva chiesto l’archiviazione alla Procura del CONI. Sergio Taucer, Procuratore Generale del CONI ha rigettato la richiesta e ha chiesto di motivare meglio. Contemporaneamente Taucer ha informato Buonfiglio, presidente del CONI.

Una piccola osservazione: Chiné si sarebbe rifatto ai precedenti per sostenere che all’atto della candidatura non sarebbe necessario essere un tesserato FIGC, ma il rispetto dei requisiti sarebbe riferito al momento dell’elezione. Vorremmo far notare che ci sono statuti di ASD che prevedono che per il solo voto attivo bisogna essere soci da più di trenta giorni. Alla base dello sport ci sono regole come quella appena richiamata, ai vertici invece sembra esserci un permissivismo non riconosciuto ai tanti volontari che mandano avanti lo sport di provincia.

Altra osservazione che vorremmo esternare: se un non tesserato non può adire la giustizia della FIGC o di qualsiasi altra federazione sportiva nazionale, perché chi non è tesserato potrebbe candidarsi alla presidenza di una federazione?

Ora noi non crediamo che Malagò passando da via Allegri si sia fermato e abbia deciso estemporaneamente di candidarsi, lui stesso ha raccontato come nelle ore post eliminazione per mano della Bosnia sia cominciato a coagularsi un certo consenso intorno alla sua figura. Vi consigliamo di rileggere o ascoltare le sue parole. Non essendo quindi una decisione dell’ultimo minuto, ha avuto tutto il tempo per farsi tesserare da un soggetto abilitato. Sicuramente è incorso in una dimenticanza, che però adesso gli si ritorce contro nonostante si dichiari tranquillo.

Ma torniamo alle dinamiche innescatesi al CONI. La questione potrebbe (dovrebbe) approdare in Giunta CONI dove comunque Malagò può contare sul Presidente Buonfiglio (ne ha caldeggiato l’elezione come suo successore) e su altri componenti. Il caso però per il precedente che rappresenta potrebbe coinvolgere il Consiglio Nazionale del CONI, e lì l’attuale presidente della Federcalcio non ha solo amici, pensiamo a Binaghi e Barelli.

In conclusione dobbiamo rimarcare quanto già scritto in passato: pensiamo che Malagò non rappresenti la scelta migliore per il calcio italiano. Non lo è perché ai nostri occhi, da quando aveva chiesto la deroga per ricoprire il quarto mandato al CONI, non si è scrollato di dosso l’immagine di nuovo “poltronissimo” dello sport italiano (e infatti svanita la sedia a Palazzo H si è proposto per la poltrona in via Allegri). Non lo è per il modo e il tempismo col quale ha manifestato la sua disponibilità (fresca sconfitta della Nazionale in Bosnia). Non lo è soprattutto perché da capo dello sport italiano non ha saputo evitare il declino inesorabile che si è sostanziato con le tre mancate partecipazioni consecutive al mondiale della Nazionale di calcio, anzi, è quasi sembrato passare all’incasso con la sua candidatura. Non lo è perché invece di mettersi al lavoro sui motivi del declino calcistico italiano, ha rincorso chimere come quella di Guardiola, ha costretto Maldini e Leonardo a dimettersi, ha infine riportato Mancini sulla panchina azzurra, colui che se ne era andato nel modo che sappiamo. Tanti piccoli inciampi questi ultimi che ci restituiscono un Malagò in versione Okiagari-koboshi, sembra avere un peso (politico) che lo rimette sempre in piedi. Una qualità che però non lo mette in buona luce. Per il bene del calcio italiano non sarebbe meglio fare un passo indietro e non mostrarsi tenacemente e ostinatamente attaccato a quella poltrona? Ma di tutto questo forse sarebbe giusto chiedere conto prima ai suoi elettori.


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