INTERISTI DISONESTI SIN DALLA PRIMAVERA!! LEGGETE QUESTA DA TUTTOSPORT: Figuratevi allora il popolo: un agglomerato ultrà giunto non solo dall’hinterland milanese, considerata l’invasione in tribuna dei ragazzi di Storgato e Maggiora, Allievi e Giovanissimi al completo per alimentare la grancassa bianconera e insieme rinvigorire il ricordo di Riccardo e Alessio, Neri e Ferramosca, morti per un pallone sbagliato da recuperare ma giammai affogati nell’oblio: quello sì sarebbe un delitto. «Lanza’, fame di gol» recitava uno striscione vergato da pennarello fraterno sulle gradinate nel settore ospiti, separato dall’avanguardia di Curva Nord interista (diffidati compresi, a rivendicare l’antica libertà) da un cordone di poliziotti e steward degno d’una finale di Champions. E Lanzafame, appena l’ha schiaffata dentro di volée sul cross di Maniero, proprio là sotto è corso, togliendosi la maglietta come fanno i grandi e chissenefrega dell’ammonizione. C’era la dedica per Ric e Alex da mostrare, «rimarrete sempre nei nostri cuori». Peccato per la deriva tifosa che - malgrado qualche fase di tensione mai sia deragliata in scontri - non ha impedito a sberleffi e insulti di tracimare nell’inconcepibile offesa alla morte, dunque alla vita. Censurare è sempre sbagliato. Anche un coretto come «gobbo maledetto sei caduto nel laghetto ». Meglio denunciare, e reagire, ma con intelligenza. Come ha fatto Giuseppe Rizza, terzino sinistro molestato per l’intera ripresa a bordo rete, dove giocoforza s’avvicinava con frequenza. Si è preso pure delle spruzzate d’acqua via bottiglietta, qualche monito per la serie «ci vediamo fuori», al quale ha replicato con alcune occhiatacce, a condire una prestazione che a livello di imprecazioni è stata tutto un rosario. Però ha tenuto botta e al fischio finale, mentre i compagni s’abbracciavano cantando «chi non salta interista è», ha fatto salire di molto il suo voto in pagella. «Dammi i pantaloncini » gli urlavano per sfotterlo. Lui, dopo averci pensato un poco su, se li è sfilati per passarli, sopra la grata protettiva, nelle mani stupite e forse un poco imbarazzate di chi fin lì l’aveva infamato. Chapeau. «Mi hanno veramente maltrattato, dicendomene di tutti i colori, ma a darmi davvero fastidio è stata la frase “Rizza anche tu nel laghetto”. Però alla fine c’era un’aria al confine con lo scherzo, e allora... ». Allora lui l’ha valicato, con arguzia e saggezza. «Per stemperare la tensione». Giù le braghe, in alto i cuori.
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