Finiti i piagnistei... torniamo alle cose a cui teniamo ovvero alla nostra sete di giustizia. Vi invito a leggere l'articolo di Roberto Beccantini (era ora!) su "La Stampa" di ieri a proposito della elezione nel consiglio FGIC dello sconcio-smodato-volgare-riccomiserabile e del socio dell'unto dal Signore.
domenica 11 marzo 2007
MANOVRE ELETTORALI
Galliani, Moratti: il nuovo calcio?
di Roberto Beccantini
Il nuovo calcio. Il calcio nuovo. È l’argomento più gettonato nei meandri e fra le Melandri. Piace persino al buon Pancalli e, naturalmente, incendia i sermoni di Matarrese che ha deciso, per ora, di non scendere in campo contro Abete, candidato unico alla successione di Carraro. Petrucci vigila, Gussoni governa gli arbitri, Campana regna sul sindacato. Da quando la Juventus è stata retrocessa per responsabilità diretta e non per complotto si respira l’aria delle montagne ossigenanti e purificatrici, fingendo di non accorgersi che dette montagne altro non sono che modeste colline su cui gli scampati hanno passato una mano di verde o, a scelta, una spruzzata di bianco. Capezzoli di matrone, non di vergini.
Intanto, beccatevi questa. Curiosamente ma non troppo, nell’assemblea di Lega tenutasi venerdì 9 marzo, le società di serie A hanno designato Massimo Moratti e Adriano Galliani quali rappresentanti di categoria nel Consiglio federale che nascerà il prossimo 2 aprile. Sono entrambi indagati dalla Procura di Milano per l’ipotesi di falso nei bilanci di Inter e Milan. Con l’ aggravante, per Moratti, che senza «doping amministrativo», l’Inter non sarebbe riuscita a rientrare nei parametri previsti, e «di conseguenza non avrebbe potuto iscriversi al campionato 2004 2005» (Corriere della Sera, 17 gennaio 2007). A differenza di Moratti, Galliani era stato condannato per le vicende di Calciopoli fino al 14 aprile 2007, pena ridotta in sede di Arbitrato al 23 dicembre scorso; e, dunque, gi à scontata.
Galliani è stato presidente di Lega dal 9 luglio 2002 al 22 giugno 2006, quando rassegnò le dimissioni. Chi ha pagato, ha tutti i diritti di proporsi e/o essere proposto. Se mai, toccherebbe agli altri usare un minimo di cautela. Scusate: gli altri chi? La prospettiva di un Carraro gran ciambellano degli Europei 2012, se l’Uefa li assegnerà all’Italia, non è poi così romanzesca come lo sarebbe in un Paese appena normale. Puniti i lupi cattivi, sono i sedicenti Cappuccetti Rossi a fissare i posti a tavola e dividersi la torta. Zamparini, poverino, chiede il dolce e, viceversa, gli portano sempre il conto. Cellino continua imperterrito ad assumere, licenziare e riassumere allenatori: soldi (e saldi) suoi.
In attesa che la giustizia faccia il suo corso, e ribadito che la presunzione d’innocenza è sacra, resta il singolare uno a uno che ha timbrato il derby dei «fenomeni» alternativi, Moratti & Galliani. Pareggio nelle carte, pareggio nell’urna. Per la cronaca, in lizza c’ era anche Claudio Lotito, presidente della Lazio, altro «miracolato» di Calciopoli, tornato recentemente alla ribalta per una telefonata dalla quale sarebbe emerso il tentativo, sdegnosamante smentito, di «ammorbire» il Lecce (l’episodio risale all’aprile 2006).
Su Moratti, sempre per la cronaca, pende anche la spada del filone Telecom, dal dossier De Santis alle intercettazioni illegali commissionate (da chi?) per controllare la Gea, la Juventus, Carraro, Moggi, eccetera eccetera. Roba grossa. I giornali ne parlano poco. Magari è una bolla di sapone, magari no. Voce di popolo: quel Tavaroli, ex responsabile della security Telecom, è una miniera. Ufficio indagini (Borrelli) e Procura federale (Palazzi) stanno procedendo a fari spenti: così spenti che non vorrei che si tamponassero.
Nel frattempo, dal basket giunge notizia del caso Benetton: per irregolarità legate al tesseramento di un giocatore (Lorbek), il club trevigiano rischia una forte penalizzazione in classifica e la revoca della Coppa Italia. Sono le richieste della Procura. Non resta che aspettare la sentenza. «Forte penalizzazione», «revoca di un trofeo»: Oriali e Recoba penseranno che la gente dei canestri si sia bevuta il cervello. Se è per questo, Cragnotti e Veron sono stati addirittura assolti dalla giustizia ordinaria. E in ballo, come nel pasticcio Recoba, c’era, più o meno, forse più che meno, lo stesso corpo del reato: un passaporto improvvisamente italiano.
Direte: che barba, con ‘ste dietrologie. Gli uni hanno patteggiato, gli altri ne sono usciti alla grande. Punto e a capo. Non coltivo sentimenti di rivalsa. Lo giuro. Sogno, come voi, un calcio effettivamente diverso, e non semplicemente un riassunto, scritto e corretto da altri, delle puntate precedenti.
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